Eppur si muove
Un'interessante analisi comparativa dei principali sistemi sanitari europei con riferimenti anche al sistema nord americano

Negli ultimi decenni la scienza e la tecnologia hanno trasformato la medicina in un sistema in costante, progressiva evoluzione, raggiungendo risultati insperati fino a pochi decenni fa ma comportando inevitabilmente consistenti incrementi dei costi che incidono pesantemente sui bilanci dei diversi paesi.
Questo comporta l'esigenza di rivedere i modelli gestionali della sanità, ottimizzando al meglio le risorse disponibili per cercare di dare precise risposte ai quesiti basilari: garantire il diritto alla salute, rispondere alla crescente perdita di fiducia dei cittadini, verificare se lo Stato effetivamente sia l'unico soggetto in grado di gestire al meglio questi processi.
Su questi aspetti gli autori conducono una dettagliata analisi comparativa dei principali sistemi sanitari europei: Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Italia, Inghilterra, con puntuali riferimenti anche al sistema nord americano.
Partendo dagli aspetti storici dei primi modelli previdenziali descrivono l'allargamento delle prestazioni per fasce della popolazione, i rapporti tra medicina pubblica e privata fino al ruolo dei governi nella gestione del sistema sanitario.
Si evidenzia in particolare come il costante incremento della spesa rappresenti uno dei fattori principali che condizionano organizzazione, efficienza ed efficacia di ogni servizio sanitario.
Crescono i costi delle tecnologie per la diagnostica, la spesa farmaceutica sempre più mirata e personalizzata, ma soprattutto i costi per l'allungamento della vita media della popolazione.
Le proiezioni dimostrano come al 2050 avremo un 35% di persone oltre i 65 anni che inevitabilmente presenteranno un'alta percentuale di malattie croniche e invalidanti.
Non secondaria appare inoltre la prospettiva di come questa ampia fascia di cittadini potrà condizionare il voto politico e quindi le scelte sul versante socio assistenziale dei diversi Governi.
Una volta tanto non si tratta dell'ennesimo "libro - denuncia" sugli scandali della sanità, per altro riconosciuti, ma di una proposta metodologica per un più razionale utilizzo delle risorse.
La ricerca dimostra chiaramente come anche nei sistemi a completa genesi pubblica si assista a un progressivo e significativo incremento delle prestazioni fornite dalla sanità privata.
Il monopolio statale potrebbe quindi limitarsi alla sola gestione lasciando maggiore flessibilità alla erogazione dei servizi, portando ad una vantaggiosa competizione sia dall'interno dello stesso sistema sanitario nazionale che tra pubblico e privato.
Paradigmatico appare il modello italiano in seguito al trasferimento delle competenze sanitarie alle regioni dove di fatto esistono 21 diversi modelli di gestione del servizio con un'interessante alternativa attuata dalla regione Lombardia.
La gestione centralistica concentra infatti in unico soggetto: raccolta previdenziale, finanziamento, governo, erogazione, terapie, prevenzione e controllo; questo può facilmente portare a un fenomeno di eccessiva burocratizzazione, deresponsabilizzazione o consociativismo.
Viene così proposta la contrapposizione tra i modelli ugualitaristico o liberistico, con i limiti ed i vantaggi che ognuno di questi può apportare, più omogeneo sul territorio ma più statico il primo, meno uniforme ma più facilmente in grado di raggiungere livelli di eccellenza il secondo.
Il volume si chiude con due saggi, di Giuseppe Rotelli del 1989 e di Milton Friedman del 2001, ancora estremamente attuali.
E' quest'opera che si rivolge anche ad un pubblico di non specialisti, che obbliga a riflettere, e dovrebbe essere letta da quanti sono impegnati nel mondo politico, sindacale, o imprenditoriale, senza ovviamente tralasciare i medici, gli operatori sanitari ed i pazienti, protagonisti non sempre sufficientemente considerati degli scenari economici.

Da Libro Aperto, Ottobre/Dicembre 2010

 

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