La concorrenza fiscale fa bene
Una delle colonne portanti del federalismo elvetico è davvero un problema?
Gli Onorevoli Bertoli, Ghisletta e Stojanovic vanno ringraziati per la loro preziosa interpellanza al Consiglio di Stato in merito alla concorrenza fiscale. È importante interrogarsi su una delle colonne portanti del nostro federalismo e la reazione governativa sarà molto utile in vista dei giudizi che noi elettori daremo loro il 10 aprile 2011.

I tre granconsiglieri socialisti vorrebbero che l’Esecutivo dica la sua sull’iniziativa popolare federale “per imposte eque”. Questa limita la selvaggia concorrenza fiscale intercantonale e chiede, per esempio, un’aliquota minima complessiva delle imposte cantonali e comunali sul reddito del 22% per l’imponibile che eccede fr. 250.000 per le persone sole. Trattandosi di un’aliquota marginale, ciò significa per esempio che chi guadagna fr. 260.000 dovrebbe pagare almeno fr. 2200 in più di chi guadagna fr. 250.000 (ovvero 22% * fr. 10.000). È tanto o poco? L’amministrazione federale delle contribuzioni (www.estv.admin.ch) mette a disposizione dati sulla pressione fiscale (comunale e cantonale, senza l’imposta federale diretta) nei comuni svizzeri con più di 2000 abitanti. Parlando di persone singole, nel 2009 la forchetta delle aliquote marginali per un salto da fr. 200.000 a fr. 300.000 di imponibile andava dal 7.28% di Wollerau (SZ) fino al 39.68% di Château-d'Oex (VD). In media, l’aliquota marginale ammontava al 23.76% e la metà degli 814 comuni scrutinati aveva un’imposizione marginale minore al 24.19%.

Malgrado la loro retorica, nei fatti Bertoli e gli iniziativisti si guardano bene dall’attaccare la concorrenza fiscale svizzera, probabilmente perché ne conoscono gli aspetti virtuosi. Discutere l’aliquota marginale getta solo fumo negli occhi, dato che determinante per la scelta del domicilio fiscale è il carico fiscale complessivo, riassumibile nell’aliquota media. In proposito, sempre nel 2009 e negli 814 comuni considerati da Berna, una persona singola con fr. 300'000 di reddito imponibile (che chiameremo da qui via Emanuele) avrebbe pagato al minimo il 6.67% complessivo a Wollerau (SZ) e al massimo il 27.68% a Vicques (JU). Mediamente Emanuele avrebbe pagato a cantone e comune il 20.04% e nella metà dei casi meno del 20.14%.

La concorrenza fiscale è davvero un problema? Gli iniziativisti criticano i piccoli cantoni, spesso più piccoli di Lugano (come Appenzello interno, Obvaldo, Uri o Nidvaldo), che insidiano i grossi centri urbani, obbligati a finanziare costose infrastrutture. In effetti, nel 2009 Emanuele avrebbe pagato a Losanna il 24.38%, a Ginevra il 22.43%, a Berna il 22.24% e a Basilea il 21.21% di imposte. Eppure l’argomento socialista non trova conferma nei fatti: nella città di Zurigo Emanuele avrebbe pagato il 19.39% e a Lugano il 17.82%. Se, malgrado il fiato sul collo proveniente da Zugo e Svitto, la città di Zurigo batte Basilea, Berna o Ginevra, allora la concorrenza fiscale è un fenomeno un po’ più complesso della semplice lotta tra centro e periferia. Bertoli e compagni dicono di non volere che il Ticino si faccia coinvolgere nella corsa al ribasso, ma la realtà dei fatti è che grazie alle riforme fiscali fatte dal 1995 via il Ticino già oggi è interessante. La forchetta complessiva va, sempre considerando Emanuele e i comuni ticinesi con più di 2000 abitanti, dal 16.78% di Bioggio al 21.16% di Biasca. Ben nove grossi comuni ticinesi sarebbero negativamente toccati dall’iniziativa: Bioggio, Collina d'Oro, Paradiso, Stabio, Lugano, Massagno, Savosa, Mendrisio e Ascona.

I dati federali raccontano dettagli ancor più interessanti. Già oggi ci sono 195 comuni (tra i quali 18 ticinesi) su 814 con un’aliquota marginale tra i fr. 200.000 e fr. 300.000 di imponibile superiore al 22% (quindi già all’interno dei parametri dell’iniziativa) e nei quali Emanuele avrebbe pagato complessivamente meno del 20% di imposte (che è la media svizzera, si veda sopra). In Ticino, Minusio, Novazzano e Muralto chiedono addirittura meno del 19% complessivo. Campione svizzero è Horgen (ZH) che chiede ad Emanuele il 16.86% complessivo.

Qual è la conclusione di tutte queste cifre? Che l’iniziativa, pretesa paladina della lotta all’esacerbata concorrenza fiscale, è in realtà solo propaganda politica. Già oggi ben 18 grossi comuni ticinesi (in ordine di attrattività Minusio, Novazzano, Muralto, Agno, Balerna, Caslano, Coldrerio, Riva San Vitale, Sant'Antonino, Arbedo-Castione, Morbio Inferiore, Chiasso, Cugnasco-Gerra, Gordola, Losone, Monte Carasso, Sementina e Tenero-Contra) soddisfano i requisiti di Bertoli eppure tassano complessivamente meno della media svizzera. La concorrenza fiscale va uccisa attaccando le aliquote medie, cosa che l’iniziativa saggiamente si guarda bene dal fare. L’iniziativa va quindi cestinata sia da chi ama sia da chi odia la concorrenza fiscale, perché complica inutilmente la situazione senza venirne a capo.

Paolo Pamini è economista, ETHZ e Liberales Institut

Da Il Corriere del Ticino, 9 agosto 2010
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