Con la polizza sociale privata la salute va fuori perimetro
La lezione olandese per una collaborazione tra sanità "pubblica" e "privata"
Con la riforma del 2006, i Paesi Bassi sono stati il primo Paese a trasportare la salute fuori dal perimetro dello Stato, che diventa regolatore ma non dispensatore del servizio. Fino ad allora la Sanità olandese era sostanzialmente quadripartita: i servizi di long term care erano erogati dallo Stato; l'assicurazione sanitaria propriamente detta era in parte erogata attraverso uno schema di assicurazione sociale pubblica e in parte attraverso assicurazioni private alternative ("riservate" agli abbienti); le assicurazioni private integrative offrivano eventuale volontaria copertura ai rischi non coperti nello schema pubblico.

La riforma del 2006 ha lasciato invariate le situazioni ai due "estremi" di questo quadro, ma ha inciso profondamente nel "centro" del sistema, andando ad abbattere lo steccato che ne separava la componente privata da quella pubblica. In questa scelta risiede, secondo Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni di Torino, il fattore vincente dei modello olandese, di cui enumera dettagliatamente le peculiarità, a partire dalla caratteristica più evidente di tutte: chiunque lavori e paghi le tasse in Olanda è obbligato ad assicurarsi; le compagnie assicurative private che gestiscono il sistema sono obbligate ad assicurare, almeno per il pacchetto base, tutti i richiedenti, indipendentemente dall'età o dallo stato di salute. Gli assicurati versano una quota legata al reddito e possono cambiare compagnia ogni anno. I datori di lavoro contribuiscono facendo un versamento obbligatorio a favore della quota legata al reddito dei dipendenti.

L'assicurazione sanitaria comprende un pacchetto standard di prestazioni sanitarie che devono essere coperte obbligatoriamente (es. ricoveri ma anche cure dentistiche fino a 18 anni) e che sono gratuite fino a 18 anni. Per chi è a basso reddito è previsto invece un "buono Sanità" che lo Stato devolve direttamente all'assicuratore scelto dal singolo.

Oltre alla copertura base, le assicurazioni possono offrire pacchetti assicurativi a prezzi maggiori, offrendo prestazioni aggiuntive: per ottenere agevolazioni sul prezzo della polizza gli assistiti possono anche fare contratti di gruppo, accomunati per categoria professionale, per associazioni di consumatori e per associazioni di pazienti: circa il 50% delle polizze è sottoscritto da gruppi.

Ultimo elemento caratterizzante dei sistema olandese il "fondo di equalizzazione dei rischio", cui spetta garantire la stabilità dei sistema attraverso compensazioni a favore delle compagnie che assumono i rischi più elevati (anziani, cronici, disabili ecc.): è finanziato attraverso premi commisurati al reddito e riceve contributi dalla fiscalitàgenerale per la copertura dei minori.

Riassumendo: il sistema olandese garantisce una copertura "universale" ai cittadini; limita l'aspetto redistributivo, impegnando direttamente per una certa quota il cittadino e scommette sulla creazione di efficienza attraverso una concorrenza sia a monte tra "pagatori" sia a valle tra "erogatori". La concorrenza è basata sui prezzi "a monte", ovvero sulla qualità dei servizi e sulla tempestività della risposta.

Le assicurazioni possono infatti scegliere i fornitori delle prestazioni sanitarie e concordare con loro le caratteristiche dell'assistenza. Per una quota crescente di prestazioni lo Stato si impegna a lasciare libertà contrattuale ad assicuratori e fornitori dei servizi ed esiste anche un disegno consapevole per "liberalizzare la contrattazione assicuratore-ospedale".

«Le preoccupazioni di tenuta sostenibilità sul lungo periodo che hanno indubitabilmente influenzato questa riforma non sono diverse da quelle che devono condizionare ogni e qualsiasi progetto di riforma nel nostro Paese», commenta Mingardi al termine della galoppata attraverso il sistema sanitario olandese. E chiude additando l'elemento più "rivoluzionario" di tutti: «La riforma olandese ha fatto uscire quasi completamente la politica dalla gestione dei sistema sanitario». Una rivoluzione che per il paziente italiano potrebbe avere un valore "inestimabile".

Da Il Sole 24 Ore, 30 settembre 2010
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