«Privato H, è tempo di scelte»
In un volume dell'Istituto Bruno Leoni l'Abc della sfida per l'europeizzazione del Welfare: Olanda, modello possibile?
«Per i Paesi europei, ciascuno "geloso" del nronrio sistema sanitario, ciascuno pragmaticamente alle prese con l'adozione degli indispensabili correttivi necessari a contrastare - senza mai riuscirci del tutto - l'insostenibile crescita della spesa pubblica è tempo di fare i conti col rischio principale dell'impostazione "Stato-centrica": il terzo pagante non spende i soldi altrettanto saggiamente di come farebbero direttamente i singoli cittadini».

Giampaolo Galli, economista bocconiano, da poco più di un anno sulla poltrona di direttore generale di Confindustria, introduce così la questione attorno a cui ruota "Eppur si muove", a cura di Gabriele Pelissero e Alberto Mingardi, edito dall'Istituto Bruno Leoni di Torino, think tank del pensiero liberale in materia di libero mercato, proprietà privata e libero scambio, presentato martedì 28 settembre a Milano. L'obiettivo dello studio è esplicito: abbozzare una risposta al quesito che tormenta innegabilmente tutti i sistemi sanitari europei. «Quando la popolazione invecchia, la domanda cresce e le casse sanitarie pubbliche sono sull'orlo della bancarotta come si fa a quadrare il cerchio?».

La risposta è di parte, ma la tesi di fondo sembra aver ispirato anche le scelte di qualche Regione italiana di quelle che "se la cavano", che pur partendo da filosofie diametralmente opposte ha individuato nella collaborazione pubblico-privato uno dei meccanismi di potenziale tenuta dei servizi sanitari locali. Gli autori del volume, tutti addetti ai lavori e tutti "madrepatria' - ripercorrono la storia recente di quattro Paesi Ue (Francia, Germania, Paesi Bassi e Svizzera) per chiedersi in che misura una migliore collaborazione pubblico-privato - non solo sul versante dell'erogazione del servizio (come in Lombardia o in Germania), ma anche su quello del finanziamento, come in Olanda possa stimolare efficienza ed economicità. Proprio il modello olandese dell'"assicurazione sociale privata" si presenta secondo Galli come il più interessante e alternativo rispetto alle pastoie con cui sono costretti a vedersela i sistemi sanitari Ue a fronte del generalizzato maggior coinvolgimento degli attori privati, dopo due secoli di monopolizzazione da parte del pubblico.

Inequivocabile, già noto e senz'altro ragionato il punto di vista confindustriale sul Ssn quale oggi lo conosciamo: «Un limitatore di velocità applicato a un motore a forte potenziale» (la Sanità).

Contorni chiari per la soluzione sponsorizzata: separazione netta dell'amministrazione dalla gestione della Sanità; netta separazione fra erogatori, assicuratori e regolatori del servizio; libera scelta per i cittadino sia dell'erogatore che dell'assicuratore. La concorrenza a garanzia della salute, insomma, recuperando al sistema «una importante quota di spesa privata sommersa che sfugge alle statistiche» e che risulta «sostanzialmente duplicativa di quella pubblica in termini di prestazioni garantite». In questo quadro un buon punto di partenza - secondo Galli - sono «le norme nazionali che favoriscono, mediante incentivi fiscali, lo sviluppo dei fondi sanitari su basi negoziali utilizzando le risorse individuate nei contratti nazionali di lavoro ovvero a livello aziendale». «Pur in un quadro normativo ancora non pienamente soddisfacente (l'incentivo fiscale favorisce l'adesione dei lavoratori, ma non quella dei cittadini) - conclude - con lo sviluppo della Sanità integrativa si apre una prospettiva nuova nel sistema sanitario italiano: i fondi sono potenzialmente in grado di svolgere il ruolo di assicuratore rimasto finora monopolio dello Stato; la popolazione appare culturalmente più pronta ad accettare forme privatistiche di assistenza». Pronti o no, la chance (o la sirena) del privato è proprio dietro l'angolo.

Da Il Sole 24 Ore Sanità, 30 settembre 2010
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