Quando non si può fumare al bar
Al contrario delle tasse sul tabacco, un divieto non rende più cara una sigaretta, bensì solo il posto in cui la si consuma
Il successo dell’iniziativa federale sul divieto di fumare generalizzato è sorprendente. È notizia del 18 maggio che la Lega polmonare svizzera abbia già depositato a Berna 130'000 firme, benché la scadenza sia in novembre. Si vuole ovviamente proteggere i fumatori passivi, ma ci sono buone ragioni per credere che finirà paradossalmente proprio con aggravarne la situazione, soprattutto dei bambini.

L’iniziativa colpisce tutti i luoghi di lavoro e tutti gli spazi chiusi accessibili al pubblico (ristoranti, bar, scuole e ospedali) e permette solo “fumoir” senza servizio. Per giudicare cosa sarebbero le conseguenze basta guardare al di là dell’Atlantico e valutare gli effetti di vent’anni di accanimento contro i fumatori. È quanto due ricercatori londinesi, Jérôme Adda e Francesca Cornaglia, hanno fatto in un articolo apparso lo scorso gennaio sull’American Economic Journal in Applied Economics, una rivista dell’American Economic Association, la più prestigiosa associazione di economisti al mondo.
Negli USA, il 15% della popolazione fuma regolarmente. Tuttavia, il 70% dei non fumatori hanno nei propri fluidi corporei sostanze chimiche legate al tabacco, il che mostra l’estensione del fumo passivo. Negli anni ’90 non c’era ancora quasi nessun divieto, mentre nel 2006 il 40% della popolazione viveva in un’area con un divieto di fumare sul posto di lavoro o nei locali pubblici. Esattamente come in Svizzera, l’introduzione dei divieti è avvenuta con ritmi ed intensità diversi a seconda degli stati (qui dei cantoni). Questa dinamica irregolare ha permesso ai due ricercatori interessanti valutazioni statistiche sull’esteso periodo dal 1988 al 2006.

Il primo sorprendente risultato è che l’introduzione dei divieti (sia sul luogo di lavoro, sia nei bar o nei ristoranti) non ha modificato l’attitudine a fumare. Né se si considera il consumo di sigarette, né se si considera la cessazione. Vi è sì una generale diminuzione nel corso degli anni, che tuttavia i divieti non spiegano. Il secondo e più importante risultato? I divieti di fumare hanno spostato il luogo in cui i fumatori baciano la loro bionda. Mediamente, un divieto riduce di sei minuti al giorno il tempo speso in un locale pubblico. Un risultato su cui gli esercenti potrebbero riflettere. Se non può essere fumata al bar o al lavoro e il consumo non diminuisce, la sigaretta verrà necessariamente accesa altrove. Adda e Cornaglia hanno scoperto che la quantità di cotinina (un metabolita della nicotina la cui quantità nel corpo si dimezza in 20 ore e che indica fumo passivo) dei non fumatori che vivono con fumatori è diminuita tra il 1988 e il 2006 più lentamente di quella dei non fumatori che vivono senza fumatori. Con i divieti, i fumatori fumano di più in casa.

I risultati di Adda e Cornaglia hanno implicazioni politiche molto chiare, e molto scomode per tutti i salutisti di Stato: senza considerare con cura il luogo in cui vanno applicati, i divieti indiscriminati aumentano l’esposizione dei non fumatori al fumo passivo! Peggio ancora, chi ne fa le spese sono soprattutto i bambini, purtroppo ancor più vulnerabili ai danni del fumo passivo e che hanno poche alternative per evitare quello domestico. Dallo studio risulta invece che l’aumento delle accise riduce l’esposizione dei non fumatori al fumo di sigaretta, e che se del caso sarebbe quindi la politica da preferire ai divieti.
In fondo, le conseguenze dell’iniziativa della Lega polmonare svizzera sono prevedibili: al contrario delle tasse sul tabacco, un divieto non rende più cara una sigaretta, bensì solo il posto in cui la si consuma. Ci accorgeremo per tempo di questa perversa dinamica, o aspetteremo che tanti piccoli innocenti, colpevoli solo di aver un genitore che non può più fumare al bar, soffriranno degli effetti indesiderati della nuova religione salutista?

Paolo Pamini – Economista non fumatore, ETHZ e Liberales Institut

Da Il Corriere del Ticino, 20 maggio 2010
Privacy Policy
x