Ospedale Niguarda: storia di statalismo
Accettare il mercato che sanziona l'incuria. E capire che laddove il profitto privato legittimo viene messo al bando, emerge un profitto privato illegittimo e irregolare
Come al solito, in queste faccende bisogna andarci coi piedi di piombo. Certo che le accuse sono pesantissime. «Appalti irregolari», «nomine illegittime», «consulenze troppo elevate». È questo il campionario di irregolarità che presenta un dossier del ministero dell'Economia sull'ospedale Niguarda. Se ne è letto ieri sui giornali. Si tratterebbe di episodi "numerosissimi" negli ultimi dieci anni - soprattutto in ragione del progetto per la nascita del nuovo ospedale. Un'operazione imponente, per oltre un miliardo di euro investiti.

La Lombardia è la regione con la migliore sanità in Italia, ma anche lì medici e dirigenti sono esseri umani. Assieme a questo grande scandalo, che preannuncia un diluvio di statistiche e numeri del malaffare di qui a pochie settimane, è affiorato pure un piccolo scandalo. Sempre lombardo.
Nei giorni scorsi, sul blog Metilparaben è apparsa una lunga e struggente storia di cattiva sanità: l'incuria, il pressapochismo, la maleducazione con cui due ospedali pubblici milanesi hanno accolto un bambino di 15 mesi, Lorenzo, hanno fatto il giro del web.

È una pagina che consiglio di leggere, perchè ci costringe a ripensare ai «problemi della sanità», categoria vasta come poche, in un'ottica diversa da quella prevalente. Il dibattito sui temi della salute è stato impostato ora attorno alla questione del «diritto all'accesso», per tutti, alle cure, e ora invece attorno a questioni d'efficienza. La logica dei «costi standard» per sanare il gap fra Nord e Sud. E, appunto, come nel caso di Niguarda, le troppe consulenze, gli appalti irregolari, i conti pazzi.

Il problema più grandi stanno però nelle cose piccole, piccole solo se le si guarda di lontano. Il problema dei problemi resta assicurare piena dignità al malato. Questione apparentemente banale, tema vecchio per chi, classifiche Oms alla mano, può vantare uno dei migliori sistemi sanitari al mondo. Ma in realtà questione che si rinnova, a ogni nuova patologia, a ogni ospedalizzazione.

Non è un caso se ci sono tornati, di recente, due grandi nomi della sanità italiana, Umberto Veronesi e Giuseppe Rotelli. L'uno e l'altro usando parole che potrebbero addirittura apparire leggere. Veronesi, sul Corriere della Sera, ha chiesto di ritardare il momento al quale viene servito nelle strutture ospedaliere il pasto serale, avvicinando l'orario della cena a quello che sarebbe, di fuori, nel mondo dei sani. Rotelli, inaugurando il nuovo San Donato, ha parlato di «ospedale-albergo», non nel senso di cinque stelle, ma nel senso di realtà pensata e strutturata per accogliere e ricevere nel migliore dei modi coloro che ospita.

Orari dei pasti e "standard" alberghieri non dovrebbero stare al di fuori del dibattito sulla sanità, ma esservi al centro. Perché la sfida più complessa è garantire al paziente di non smettere di essere se stesso, nel momento in cui diventa paziente. Di mantenere intatta la propria dignità, che non è un concetto astratto o vago - ma al contrario qualcosa di molto concreto. La possibilità di mantenere,compatibilmente con l'ospedalizzazione, il governo dei propri ritmi. Un vestiario comodo e dignitoso. Spazi confortevoli. Anche la cena a un'ora che non gli ricordi che la vita di fuori, la vita degli altri, è temporaneamente sospesa.

Calpestare la dignità del paziente, trattarlo senza riguardo, non rispettare il suo diritto al dolore, lasciarlo aspettare per ore, non fornirgli informazioni adeguate sui trattamenti: tutto questo entra di striscio nelle statistiche. Eppure è malasanità peggiore delle ruberie sugli appalti, anche perché dei servizi e dei posti distribuiti agli amici degli amici è l'inevitabile riflesso.

Si tratti di storie minuscole o di grandi scandali, i casi di malasanità non servono mai all'opinione pubblica per aprire una discussione, necessariamente ampia, su quale modello di sistema sanitario vogliamo, per il nostro futuro. Quale è il valore cui dare preminenza.
L'esperienza in altri ambiti della vita insegna che il perseguimento dell'eccellenza, e assieme la sanzione a chi non garantisce al consumatore ciò di cui ha bisogno, caratterizzano il regime di concorrenza. A ciò va aggiunto che la libertà di scelta, la possibilità per il paziente di affidarsi a un medico di cui lui si fidi, è parte essenziale della "buona" sanita', quasi per definizione.

Oltre le piccole e grandi magagne, emerse stavolta nel pubblico e altre nel privato, bisogna mettere a tema la libertà di scelta in sanità. Comprenderla come diritto fondamentale. Accettare il mercato che sanziona l'incuria. E capire che laddove il profitto privato legittimo viene messo al bando, emerge un profitto privato illegittimo e irregolare. È la storia di Niguarda, ed è la storia di cinquant'anni di statalismo e corruzione in Italia. La storia è maestra. Se solo si vuole imparare.

Da Il Riformista, 29 maggio 2009
Privacy Policy
x