“Liberalizzazioni italiane al palo”
L’indice 2009 dell’Ibl
Con la scusa di ripararsi dai marosi della crisi, la tentazione di annacquare quel po’ di concorrenza che c’è in Italia è forte. «Vi sono molti interventi sporadici in Parlamento che tentano di portare indietro le lancette dell’orologio», ha denunciato ieri Antonio Catricalà, parlando di liberalizzazioni a Roma. Per il presidente dell’Autorità antitrust il pericolo che corrono gli italiani è lampante. «Fra un po’ - prevede Catricalà - con tutta la moneta messa in circolazione arriverà l’inflazione e l’unico modo perché l’inflazione non arrivi ai cittadini è creare nuovi operatori». La situazione di partenza, del resto, non è esaltante. Lo ha confermato proprio ieri l’Istituto Bruno Leoni (Ibl) nel suo rapporto «Indice delle Liberalizzazioni 2009», presentato a Milano. «Se assumiamo che il grado di apertura dei mercati abbia una ripercussione sulla competitività del nostro paese, la situazione non è buona», afferma Carlo Stagnaro, direttore delle Ricerche e studi dell’Ibl. Fra i decisori politici sembra mancare la consapevolezza dei benefici della concorrenza. Specialmente nel settore dei servizi di pubblica utilità: telecomunicazioni, energia, gas, pubblica amministrazione.

Nell’Indice sono stati analizzati 15 settori e per ognuno è stato individuato un Paese di riferimento, individuato di volta in volta come il più liberalizzato all’interno dell’Ue in quello specifico settore. A questo paese-benchmark è stato assegnato un valore 100 rispetto al quale, poi, è stato calcolato in termini percentuali il livello di liberalizzazione dell’Italia. I risultati non sono incoraggianti, anche se va rilevato che i settori ritenuti liberalizzati (quelli con un indice superiore al 60%), sono aumentati da tre a quattro, mentre quelli non liberalizzati (indice inferiore al 40%) sono scesi da sei a quattro. La sensazione è che il processo di apertura dei singoli mercati si sia arenato, seppure non mancano delle eccezioni. Come quella del mercato elettrico, dove secodno l’Ibl è stato realizzato un «significativo miglioramento».

Nel 2009 l’indice di contendibilità del mercato dell’elettricità è infatti risultato pari al 76,6%, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Tutto merito, sottolineano all’Ibl, della riduzione della concentrazione della generazione di energia elettrica e del dinamismo nel mercato finale, dove le quantità coperte dal mercato vincolato si sono ridotte in maniera consistente.
Particolarmente negativo è il giudizio su autostrade, telecomunicazioni, poste, trasporto ferroviario e soprattutto nei servizi idrici, che è in assoluto il settore meno liberalizzato (l’indice ha un valore del 32%) fra quelli presi in esame. Sostanzialmente immutato è il grado di liberalizzazione degli ordini professionali (54% rispetto al paese-benchmark). Negli ultimi 12 mesi, lamenta l’Ibl, c’è stato un disinteresse politico verso il tema delle professioni, anche se qualche novità potrebbe arrivare comunque per gli avvocati.

Il messaggio che arriva dell’Indice dell’Ibl di quest’anno avalla, con numeri e grafici, l’appello lanciato ieri da Catricalà: «Bisogna abbassare tutti i costi - c’era stato un tentativo importante di Bersani e da quel tentativo non bisogna tornare indietro». Secondo Catricalà è necessario «ridurre assicurazioni, credito, costi professionali e costi dell’energia».

Da Libero Mercato, 26 maggio 2009
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