Ecco le direttive per cambiare lo Stato sociale
Con una audizione in Senato la scorsa settimana del ministro Sacconi, arriva la trasformazione amministrativa del welfare
Arriva la riforma amministrativa dello stato sociale. La scorsa settimana è stata avviata la procedura di conversione in Libro Bianco, la messa in pratica di tutte le consultazioni pubbliche prodotte dalla presentazione del Libro Verde. Per tre mesi, fino al 25 ottobre, le parti sociali, economiche e politiche italiane hanno potuto esprimere la loro opinione in merito alle proposte del ministro.

Le risposte? Quasi ottocento. Le proposte di società del terzo settore sono state un centinaio, oltre 110 quelle inerenti alle politiche sociali, 109 quelle sul mondo del lavoro, 62 sul segmento sanitario e svariate altre sulla sfera previdenziale. C'è perfino chi ha creato un'organizzazione specifica per la consultazione, come le duecento associazioni che hanno fondato Cantiere Welfare, fra cui Acli e Casa della Carità di Milano. Fra le svariate idee spiccano quelle del giuslavorista Pietro Ichino che, in una lettera aperta a Repubblica dello scorso 28 ottobre, fa notare che mancano i giusti riferimenti alle donne. Ichino ricorda che «Una società che vuole essere attiva e vuole raggiungere "la buona vita" non può certo disinteressarsi di circa tre milioni e mezzo di donne inattive che vorrebbero lavorare ma non possono farlo», riferendosi al titolo del Libro Verde, La vita buona nella società attiva. La proposta è quella di «Una riforma del welfare che passi anche attraverso l'equiparazione di un'età pensionabile resa al contempo più flessibile».

Scettico è l'ex ministro del Welfare, Cesare Damiano, il quale si domanda perché non vi sia alcun richiamo al contesto europeo, ricordando come «La procedura di consultazione viene ancorata ad altre esperienze nazionali, senza citare il suo legame più stretto e diretto, cioè quello europeo».

Più radicale la posizione della Cgil che, fin dalla premessa del suo documento, considera «Inaccettabile» il Libro Verde puntando il dito contro la poca incisività del federalismo e chiedendo di chiarire il concetto di benchmark sui Livelli Essenziali d'Assistenza. La Cgil risponde duramente al quesito di Sacconi inerenti il welfare to work, le misure atte a limitare l'utilizzo di sussidi per le fasce più deboli, portandole nel mondo del lavoro. Il sindacato afferma che «Non s'investe in formazione e che le politiche incentrate in una semplice logica punitiva non hanno respiro». Infine, è ricordata la grave condizione di precarietà che ha fatto aumentare il numero di famiglie sulla soglia di povertà ed il ruolo virtuoso della stessa famiglia all'interno della società.

Differente l'opinione (PDF) dell'Istituto Bruno Leoni, che porta critiche costruttive al documento, apprezzandone la «Grande chiarezza di prospettiva». L'idea è quella di un «Welfare decentrato e pluralista», che permetta all'Italia di aumentare in termini di concorrenzialità e federalismo fiscale. Viene menzionata anche una grave lacuna del nostro sistema sanitario nazionale, ovvero la mancanza di dipartimenti universitari di medicina generale.
Molte sono le aspettative riguardo al Libro Bianco che, nelle intenzioni del Governo, vuol continuar il processo di riforma dello Stato italiano, portandolo sotto il profilo del welfare al pari degli altri Stati europei.

Da Il Riformista, 6 febbraio 2009
Privacy Policy
x