La sanità pubblica non è solo quella statale
La riforma del welfare è il convitato di pietra della crisi finanziaria
La riforma del welfare è il convitato di pietra della crisi finanziaria. Da una parte, le "condizioni di fattibilita'", per così dire, si assottigliano con lo screditamento di soluzioni in parte dipendenti dalla buona performance dei mercati finanziari. Ma, dall'altra, riforme "depoliticizzanti" diventano se possibile ancora più urgenti, in uno scenario nel quale le risorse dello Stato vanno a ridursi e vi è una grande pressione, a vantaggio di un aumento della spesa a favorire di categorie e settori specifici.
In questi giorni, l'"universalizzazione" degli ammortizzatori sociali è il tema più frequentato, ma non è l'unico. Al contrario, la sfida più importante resta quella della riqualificazione della spesa, che dovrebbe idealmente andare assieme a un riequilibrio della stessa a vantaggio della spesa privata.

Oggi a Roma verrà presentato il sesto "Rapporto sull'attività ospedaliera in Italia" promosso dall'Aiop, nel quale non mancano gli spunti d'interesse. Il punto di vista è quello dell'ospedalità convenzionata, industria che opera secondo i criteri dell'imprenditorialità privata ma all'interno del sistema pubblico. Che non necessariamente dev'essere declinato nel senso di "statale". Vale un po' il discorso della scuola: la funzione "pubblica" può essere assolta anche da enti privati.
La premessa necessaria è che la sanità è forse la componente più problematica, nel medio-lungo periodo, della spesa pubblica. Nonostante la politica taccia, i problemi legati all'impatto dei trend demografici sulla spesa previdenziale sono ben noti. Non è così per la salute, destinata a seguire un corso non dissimile, in società che invecchiano e nelle quali la domanda di servizi cresce e si fa più complessa. Vivere meglio per vivere più a lungo.

I trend sono chiari. La spesa sanitaria pubblica totale (a prezzi costanti) è sostanzialmente cresciuta negli ultimi anni, avendo raggiunto nel 2007 gli 85,8 miliardi di euro. Lo stesso si può dire della spesa ospedaliera totale (pubblica più privata accreditata) che tocca, sempre nel 2007, i 47,1 miliardi di euro, pari al 54,9% della spesa sanitaria pubblica totale.
Il rapporto preparato per l'Aiop da Ermeneia, tuttavia, evidenzia dinamiche di segno contrario, per la spesa per ospedali privati accreditati. Essa infatti si è sostanzialmente stabilizzata rispetto alla spesa sanitaria pubblica nel suo complesso, arrivando al 4,1% di quest'ultima, dopo la contrazione verificatasi fra il 1999 e il 2003. La spesa "convenzionata" si è inoltre ridotta in relazione alla spesa ospedaliera pubblica totale, arrivando nel 2007 a una quota del 7,5%. Se, poi, il rapporto fra spesa ospedaliera pubblica totale e Pil risulta in sostanziale crescita nel tempo (3,66% nel 2007), la spesa ospedaliera "convenzionata" si è cristallizzata attorno allo 0,28%.
L'impressione generale è pertanto che la collaborazione col privato, nel contesto di un sistema pure intensamente pubblicistico come il nostro, produca sostanziali risparmi. La gestione imprenditoriale riesce a lenire una tendenza allo spreco che resta radicatissima nelle strutture dello Stato: anche perché l'ospedale pubbico, a dispetto del pagamento a prestazione, è di fatto finanziato a pie' di lista, e pertanto "protetto" da quel poco o quel tanto di concorrenza che il sistema permette. Il privato che manca di tale "protezione", è costretto ad essere più efficiente.

Sono interessanti anche dati d'altro genere citati dal rapporto, che attraverso un'indagine demoscopica ha stimato la tendenza degli italiani a scegliere il privato piuttosto che il pubblico. Se il rapporto è 81% ospedale pubblico, 19% ospedale privato accreditato, 4% clinica privata, evidentemente l'ospedalità privata costa assai meno di quello che offre, in termini di prestazioni. Ciò può essere almeno in parte dovuto al fatto che l'offerta è più diversificata di quanto si creda. Quello degli ospedali privati che si occupano solo di patologie "leggere" è un pregiudizio infondato. Ma, al di là di questo aspetto del sondaggio, è interessante vedere come Ermeneia ormai cerchi, ad esempio, di misurare la "fedeltà" del paziente rispetto alle strutture nelle quali è stato ospedalizzato. Come a dire il paziente sa pensarsi come "consumatore" di servizi sanitari. Consumatore, dunque libero di scegliere.

Da Il Riformista, 11 dicembre 2008
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