Sanità privata. Più sicura e anche più economica
Quando al welfare si torna a chiedere sempre di più, è bene ricordare i limiti del welfare di Stato
La durezza della crisi che stiamo attraversando (e che nei mesi a venire mostrerà ulteriori asprezze) "chiama" inevitabilmente un maggiore intervento pubblico. Innanzi ad eventi drammatici, siamo ormai assuefatti a rivolgerci alle Autorità per avere "risposte". Ma abbiamo la memoria corta. Perché non c'é davvero ragione per cui strumenti dei quali vedevamo impietosamente tutti i limiti in periodo "normale", in condizioni più dure diano d'improvviso prova d'efficienza.
Pensiamo soprattutto al welfare e, in quella cornice, al bilanciamento fra pubblico e privato. La scorsa estate, la sanità privata in Italia è stata duramente presa di mira dal mondo dell'informazione.

A partire dal caso della clinica Santa Rita di Milano (la "clinica degli orrori"), si era scatenata una tormenta ideologica, con l'ambizione di porre in discussione sia il "modello lombardo", sia il drg, ovvero il sistema di pagamento a prestazione.
Taluni episodi di corruzione individuale bastano a condannare tutto un settore? Quello che è chiaro è che la sanità privata ha avuto tutta, nel suo complesso, un danno a livello reputazione. Che si somma all'antica e diffusa diffidenza contro coloro che traggono profitto "dai malati".
A questa istintiva antipatia, si accompagna però nel nostro Paese anche una vasta consapevolezza dei limiti del pubblico. Siamo consapevoli delle terribili inefficienze della sanità di Stato, anche se curiosamente se episodi di corruzione si verificano fra le mura di un ospedale statale non ci viene in mente di chiederne la privatizzazione (come invece facciamo di norma, nel caso contrario). Nessuno ama le liste d'attesa. In modo molto italiano, vorremmo che la sanità fosse gratis - ma di altissima qualità (secondo un cortocircuito logico che non avremmo la faccia tosta di seguire, per un paio di scarpe o una bottiglia di vino).

Un recente sondaggio dell'Ispo dimostra come l'atteggiamento degli italiani rispetto all'industria della salute sia proprio questo. Botte piena e moglie ubriaca.
Il 68% degli intervistati ritiene infatti, giustamente, che la competizione fra erogatori assicuri una maggiore qualità nelle prestazioni del servizio. Poi però il 66% ritiene che le cure mediche dovrebbero essere gestite ed organizzate "solo dallo Stato" e il 68% è convinto che la gestione diretta da parte del pubblico renda più facile controllare la spesa. L'81% degli intervistati sostiene però che sia giusto garantire agli individui libertà di scelta fra strutture pubbliche e private. A giudicare dalla pressoché perfetta corrispondenza dei numeri, forse ubriaca non è solo la moglie. Fuor d'ironia, è curiosa questa assenza di realismo, proprio quando si scende su un tema così vicino alla vita di tutti, come la salute. Ciò che particolarmente dovrebbe preoccuparci, è il diffuso pregiudizio per cui il controllo pubblico delle strutture sarebbe funzionale ad un contenimento della spesa. L'esperienza ci insegna che è vero esattamente il contrario. Quando lo Stato compra un servizio da se stesso, non c'è intercapedine fra erogatore e acquirente. I controlli sono più laschi, per lo stesso principio per cui ciascuno di noi è più severo con gli altri che con sé. Le dinamiche del finanziamento a pie' di lista rendono impossibile agli ospedali fallire - e l'assenza persino del più blando surrogato della disciplina di mercato porta le strutture statali ad avere, quasi per definizione, dinamiche di gestione poco virtuose.

In realtà, questo sondaggio conferma che è difficile che siano diffuse opinioni ponderate, quando un grande tema viene costantemente ignorato dalla politica. Di sanità si parla poco, male, e quasi solo con intenti scandalistici. Non si discute delle grandi scelte. Gli italiani in realtà intuiscono che la concorrenza dà buoni risultati e migliora la qualità dei servizi. Lo hanno imparato, letteralmente, sulla propria pelle.
Ma non riescono a rinunciare a pagare pegno, nelle risposte ai sondaggi, alla "statolatria" dominante. Al pregiudizio per cui un imprenditore privato è un "profittatore" del malato, lo Stato è il buon samaritano.
È così perché non viene mai spiegato loro, chiaramente, come le dinamiche demografiche e la necessità di avere servizi efficienti ci spingano verso una sanità più "privatistica". La libertà di scelta dei pazienti, che per gli italiani è importante, si tutela così.

Ai tempi della crisi, quando al welfare si torna a chiedere sempre di più, è bene ricordare che i limiti del welfare di Stato, e le opportunità che la concorrenza può offrire. Perché il pubblico non fa miracoli, e perché anche quando si parla di salute piuttosto che di assistenza, come rivela pure il sondaggio dell'Ispo, la gratuità della prestazione non è l'unico valore.

Da Il Riformista, 7 dicembre 2008
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