Ma che aspetta il governo a riformare la nostra Agenzia del farmaco?
Lo scandalo al centro del quale è finita l'Agenzia italiana del farmaco sembra per ora non aver prodotto un ripensamento politico della stessa. L'inchiesta ha condotto per ora all'arresto di otto persone, coinvolgendo inoltre 30 indagati…
Lo scandalo al centro del quale è finita l'Agenzia italiana del farmaco sembra per ora non aver prodotto un ripensamento politico della stessa. L'inchiesta ha condotto per ora all'arresto di otto persone, coinvolgendo inoltre 30 indagati - fra cui figura anche l'ex direttore generale Nello Martini. Il principio dell'innocenza fino a prova contraria si applica ovviamente anche a una figura eminente come Martini, e si direbbe: soprattutto, a causa del rispetto pressoché universalmente tributatogli dal mondo nel quale ha operato. Ma i fatti contestati dall'inchiesta hanno imposto una sospensione, e la sostituzione in corsa con Guidi Rasi, già consigliere di amministrazione dell'Aifa stessa.

L'inchiesta riscalda uno dei topoi degli scandali sulla sanità: tangenti in cambio dell'inserimento dei farmaci in prontuario. Fra le prove dalla Procura, una registrazione dei Carabinieri del passaggio di denaro fra un mediatore e un alto dirigente dell'Aifa, al fine di influenzare i controlli. Se le responsabilità personali vanno accertate, bisognerebbe però anche interrogarsi su quelle "istituzionali". L'Aifa, per come è fatta, "facilita" fenomeni di corruzione?
La risposta è sì, e proprio per questo sarebbe opportuno che il governo cogliesse l'occasione per modificare in senso radicale questo organismo. Il problema risiede nel fatto che l'Aifa si occupa sia di autorizzare l'immissione sul mercato di nuovi farmaci, sia svolgere attività di farmacovigilanza, sia controllare la spesa farmaceutica, essendo responsabile del tetto di spesa programmata, della revisione del prontuario, e della negoziazione dei prezzi.

Per via di tale cumulo di funzioni, il produttore di farmaci si trova ad avere una sola interfaccia dalla quale dipendono sia la sua capacità di commercializzare nuovi prodotti, sia il prezzo che potrà percepire per i medicinali che vende. Il conflitto d'interessi in capo allo Stato - che è "regolatore" del mercato farmaceutico, guardiano della salute dei cittadini e maggior acquirente del comparto - non viene attenuato ma esacerbato.
Possono esserci buone ragioni di carattere "tecnico" per accentrare in un unico luogo tutte le competenze rilevanti, in fatto di farmaceutica. Ma non è possibile stupirsi, poi, se il conflitto d'interesse si fa sentire. La centralizzazione delle funzioni aiuta l'azione di pressione dei gruppi d'interesse e si possono verificare tutta una serie di fenomeni opachi, che pure non sconfinano ancora nella corruzione. Per esempio lo "scambio" fra l'immissione in commercio di un nuovo medicinale (il do del privato), e un ribasso del prezzo di un farmaco rimborsabile della stessa azienda (l'ut des del pubblico).
Pensare alla separazione di queste due funzioni non è un azzardo: anche perché, nell'ambito del mercato unico, nel 1995 è stata istituita l'Emea, l'agenzia che ha il compito di coordinare il processo di valutazione e di certificazione dei farmaci nell'Ue.

L'Emea svolge già oggi funzioni di valutazione iniziale di nuovi trattamenti farmacologici, costituendo il primo filtro, su territorio europeo, per la circolazione di nuovi medicinali. Due dei diversi comitati in cui è articolata sono responsabili anche di funzioni di farmacovigilanza. Ed è difficile sostenere che ciò che nuoce ad uno svedese non faccia male ad un italiano e viceversa.
A ciò va aggiunto che beneficiamo tutti di quella che è la vera autorità farmaceutica del mondo, la Food and Drug Administration americana, che presidia il mercato dove più forte è l'innovazione e quindi più frequente l'immissione di nuovi prodotti. In qualche maniera l'Aifa quindi arriva terza. Necessariamente, ha a disposizione meno competenze delle più illustri "colleghe", e necessariamente su di essa la pressione della singola opinione pubblica italiana è molto minore (mentre ben altri occhi stanno puntati su Fda ed Emea, se non altro per le dimensioni del bacino di pazienti che viene condizionato dalle loro decisioni). Più forti sono invece, ovviamente, le pressioni al controllo della spesa - e anche questo finisce per creare una condizione di compressione delle aziende del farmaco, per cui l'esigenza di scambi meno che trasparenti si fa sentire di più.

Lo scandalo che ha colpito l'Aifa investe il governo, e il ministero del Welfare in particolare, della responsabilità di riformare il sistema. L'obiettivo dev'essere quello di stemperare questo conflitto d'interesse. Lo si può fare riconoscendo che anche il mercato dei medicinali è europeo, e dunque basta un'agenzia autorizzativa europea. Per concentrarsi invece sulla responsabilità più prettamente italiana: che è quella del contenimento della spesa.


Da Il Riformista, 16 luglio 2008
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