Alitalia/ Ecco perché è preferibile il commissariamento della compagnia
Il silenzio è calato su Alitalia dopo settimane di scontri politici; tuttavia la situazione, ogni giorno che passa, è sempre più critica. Il silenzio sarebbe opportuno nel caso la compagnia aerea fosse stata privatizzata e non continuasse…
Il silenzio è calato su Alitalia dopo settimane di scontri politici; tuttavia la situazione, ogni giorno che passa, è sempre più critica. Il silenzio sarebbe opportuno nel caso la compagnia aerea fosse stata privatizzata e non continuasse a bruciare qualche milione di euro al giorno.
Il prestito ponte è stato approvato nella bagarre parlamentare, mentre l’Unione Europea ha aperto un’indagine per verificare o certificare se il finanziamento si configuri o meno come aiuto di Stato; probabilmente ci vorrà qualche mese per evidenziare che i 300 milioni di euro sono una misura che distorce il mercato, ma nel frattempo Alitalia o sarà fallita o sarà stata acquisita da un’altra compagnia.
Intesa-San Paolo, nel suo nuovo ruolo di advisor, continua a cercare un acquirente che sia in grado di sostenere il rilancio del vettore italiano. Indiscrezioni giornalistiche sembrerebbero confermare l’attenzione per il cargo di Alitalia da parte di alcuni imprenditori del settore del trasporto aereo; il trasporto merci non è un boccone troppo difficile da digerire, grazie alla sua esiguità (5 aerei in flotta).

La possibile suddivisione dell’azienda tra business passeggeri e business merci in sé potrebbe essere un fattore positivo, perché permetterebbe di trovare soluzioni adeguate per ogni “ramo” aziendale; tuttavia non sembra una grande novità, in quanto la stessa proposta di AirFrance-KLM, decaduta ormai 2 mesi orsono, prevedeva nella fusione un abbandono della parte cargo, che sarebbe potuta essere rilevata da imprenditori del settore. In questi due mesi Alitalia ha bruciato diverse decine di milioni di euro e ha avuto bisogno di un prestito statale per potere sopravvivere.
L’azienda continua a perdere pezzi oltre ai soldi; Volare, acquisita due anni fa e diventata la low cost della compagnia, dovrà essere separata da Alitalia, in quanto il Consiglio di Stato ha deciso la riapertura della gara. La succursale a basso costo tuttavia era una fonte di perdita per il vettore di bandiera e paradossalmente la separazione potrebbe risultare un vantaggio per Alitalia.
L’aumento del prezzo del petrolio accentuerà la differenza tra le compagnie efficienti e quelle che operano con dei costi troppo elevati; questo comporterà una selezione dei vettori aerei che resteranno sul mercato. Alitalia, nonostante gli aiuti governativi e senza una rapida fusione con un partner europeo, una ricapitalizzazione immediata di almeno 2-3 miliardi di euro e una drastica riduzione dei costi avrà vita breve.

Le soluzioni di cordate italiane sembrano essere tanto lontane quanto deboli; la necessità di trovare un partner europeo è urgente, poiché difficilmente la compagnia potrà andare su di un cammino di sviluppo tutto italiano, senza incappare nella normativa antitrust; probabilmente i grandi player europei, a questo punto, sono interessati maggiormente all’acquisto di una compagnia “a pezzettini” piuttosto che all’intero fardello Alitalia e al suo debito.
Nei prossimi mesi la compagnia brucerà i 300 milioni del prestito ponte e si ritroverà nell’identica situazione di fine aprile, senza un soldo in cassa.
La scelta del Governo è quanto mai difficile nella situazione attuale; creare un piccolo campione regionale, con il 4% della quota di mercato europeo e una situazione di monopolio sulle principali rotte italiane o lasciare Alitalia al proprio destino e permettere agli operatori più efficienti di sostituirla?

La soluzione meno “grave” per i contribuenti italiani e per il mercato del trasporto aereo è sicuramente la seconda; le rotte in servizio universale resteranno garantite grazie al sistema di oneri di servizio pubblico, i dipendenti verranno riassorbiti dal settore che è in continua espansione e il mercato potrebbe svilupparsi grazie alla concorrenza.
La seconda scelta è tanto difficile quanto coraggiosa; non si avrebbero più perdite e nemmeno perdenti, se non i sindacati che per troppi anni hanno gestito la compagnia come una “normale” amministrazione pubblica italiana.
La tempesta non tarderebbe ad arrivare, ma il naufragio di Alitalia sarebbe salutare per il trasporto aereo italiano.

Da ilsussidiario.net, 17 giugno 2008
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