La spesa cala solo se si riducono gli addetti pubblici
Caro Direttore, ho letto con grande interesse sul Sole-24 Ore di ieri il dodecalogo presentato dall’Istituto Bruno Leoni. Come liberaldemocratico concordo su buona parte dei 12 punti…
Caro Direttore
ho letto con grande interesse sul Sole-24 Ore di ieri il dodecalogo presentato dall’Istituto Bruno Leoni. Come liberaldemocratico concordo su buona parte dei 12 punti. Ritengo però utile offrire alcune riflessioni sui singoli temi trattati. Come già ho avuto modo di sostenere, convengo sull’abolizione della legge finanziaria e sulla concentrazione della manovra annuale nella sol alegge di bilancio,c osì come concordo che i saldi di finanza pubblica siane definitivamente fissati già nel Dpef. Mi sembrerebbe però una forzatura, in una forma di governo parlamentare quale è la nostra, sancire la totale inemendabilità della legge di bilancio. Basterebbe fissare paletti precisi al diritto d emendamento, da concentrare nella sola Commissione bilancio.

Quanto alla manovra fiscale proposta, osservo che essa non può non essere accompagnata da una manovra strutturale sulla spesa. A questo proposito nel mio programma propongo una significativa limitazione del turnover nella Pubblica amministrazione, e una rduzione permanente del numero dei dipendenti pubblici, utilizzando strumenti di incentivazione per il personale più prossimo al pensionamento. Una riduzione del 5% comporterebbe dal terzo anno un risparmio di circa 6 miliardi annui a regime.

Per quanto riguarda l’estensione della “legge Biagi” nella Pubblica amminsitrazione, posso comprendere le esigenze di introdurre (forse con qualche cautela) la flessibilità del lavoro anche in questo settore, sempre però che la selezione avvenga tramite concorso pubblico, a tutela del principio costituzionale dell’imparzialità dell’Amministrazione.

Non posso che concordare sul no al valore legale delle lauree e sull’esigenza di nuove forme di concorrenza nella sanità.

Per quanto riguarda invece le privatizzazioni, queste dovrebbero riguardare anche la vendita di tanti cespiti di demanio pubblico, così come prevista nela programma del Popolo della Libertà.

Ma di tutte le misure comprese nel “decalogo Leoni”, quella che sottoscrivo appieno (essendo stata tra l’altro oggetto di una dura battaglia parlamentare dei liberaldemocratici nel corso di tutta la legislatura) è la liberalizzazione dei servizi locali di cui al punto 11. Anch’io, pur senza avere alle spalle un think tank del tipo dell’Istituto Leoni, ho presentato, a chiusura del mio agile libretto intitolato “Oltre la partitocrazia. Liberare la crescita”, un dodecalogo per larga parte concentrato a smontare i meccanismi partitocratico-lottizzatori che pesano a tutti i livelli sulla società italiana. E lo spunto fondamentale per questa mia scelta programmatica mi è venuto proprio da ciò che avviene, oltre che nel sistema sanitario, soprattutto in quella miriade di società municipalizzate e società miste che frmano una sorta di “socialismo reale all’italiana”.

Solo una piena e seria liberalizzazione può sradicare quella nomenklatura fatta di decine di migliaia di consiglieri di amministrazione e consulenti che vicono attorno a questo mondo e che costituiscono una parta non piccola del costo della politica e anche una fonte in servizio permanente effettivo di spese pubbliche aggiuntive. Si tratta di un progetto che il governo di centro-sinistra non ha consentito di perseguire (i lettori del Sole conoscono bene le vicende parlamentari del DDL Lanzillotta su questa materia).

Noto invece con soddisfazione che il Popolo della Libertà, formazione a impronta più liberale, che ha collocato la liberalizzazione dei servizi locali fra i punti programmatici prioritari, potrà ottenere risultati migliori.


Da Il Sole 24 Ore, 7 marzo 2008
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