Linea diretta paziente-azienda
Tira una brutta aria per la professione medica. È stato Giovanni Negri a segnalare, sul Sole 24 Ore di domenica, la moltiplicazione dei casi di medici indagati come iperprescrittori dalle Procure regionali della Corte dei conti…
Tira una brutta aria per la professione medica. È stato Giovanni Negri a segnalare, sul Sole 24 Ore di domenica, la moltiplicazione dei casi di medici indagati come iperprescrittori dalle Procure regionali della Corte dei conti. L’epicentro sarebbe la Lombardia (564 indagati, su un totale di 7000 dottori in attività).

Si parla di un danno erariale di 25 milioni di euro, per condotte risalenti al 2002. Non è la prima operazione scatenata contro medici dalla “ricetta facile”, ma potrebbe essere una delle più spettacolari.
Si tratta di un fenomeno difficile da accertare. Sostanzialmente, si sospetta che medici che fanno troppe (o troppo costose) prescrizioni siano medici corrotti. Dottori che hanno accettato la carota dell’industria del farmaco, per suggerire l’adozione di taluni prodotti.

Come verificarne le colpe? Parametrare le prescrizioni e, in genere, la spesa rispetto alla media dell’azienda sanitaria locale è una soluzione all’apparenza pulita pulita, ma non piace ai camici bianchi. E si capisce: la scelta delle terapie fa parte di un dialogo fra medico e paziente, che non è facile condizionare attraverso vincoli di spesa. Inoltre, come sempre c’è qualcosa che si vede, e qualcosa d’altro che resta in ombra: un maggior costo nella spesa per i farmaci può tradursi in un risparmio per la spesa ospedaliera. Ma come soppesare l’una cosa e l’altra? I pazienti sono tutti diversi, e diversamente rispondono ai trattamenti. E’ quasi impossibile trovare uno schema che un eccesso di scrupolo non riesca a farci archiviare, perché potenzialmente lesivo della salute di qualcuno.

E allora? La questione andrebbe affrontata su due versanti. Il primo è la riduzione dei conflitti d’interessi. È vero che il medico è sempre l’indispensabile tramite fra un paziente e le sue cure, ma pazienti più informati sarebbero capaci di avere un’interazione più robusta coi dottori. Finché l’unico modo in cui i produttori di medicine possono comunicare coi loro consumatori finali è attraverso i medici, cioè finché non ci può essere un’informazione commerciale diretta ai pazienti, la nuvola del sospetto non potrà schiarirsi. Avere pazienti più attrezzati, e pertanto magari più guardinghi, sarebbe utile.
Il secondo è una rivoluzione nel finanziamento della sanità - che deve necessariamente partire da una compartecipazione alla spesa. La responsabilizzazione della sanità non può essere un’arma puntata contro i medici, deve partire dai pazienti. E da incentivi che ne facciano sempre di più dei soggetti attivi.

Da Libero Mercato, 9 gennaio 2008
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