28 novembre 2007 - Presentazione di "Overdose" di Richard A. Epstein
Mercoledì 28 novembre si è tenuta a Roma la presentazione del libro di Richard Epstein Overdose, come una regolamentazione eccessiva mette a rischio le medicine del futuro, pubblicato in Italia su iniziativa dell'Istituto Bruno Leoni…
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Mercoledì 28 novembre si è tenuta a Roma la presentazione del libro di Richard Epstein Overdose, come una regolamentazione eccessiva mette a rischio le medicine del futuro, pubblicato in Italia su iniziativa dell'Istituto Bruno Leoni (Soveria Mannelli-Treviglio: Rubbettino e Leonardo Facco, pp.407, € 17).

All’iniziativa, organizzata dall’Istituto Bruno Leoni, hanno partecipato, oltre all’autore del volume, anche Antonio Pilati (Componente del collegio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato) e Claudio De Vincenti (professore di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Roma "La Sapienza" ).

Dopo l’intervento introduttivo del direttore generale dell’IBL, Alberto Mingardi, ha preso la parola proprio Richard Epstein, uno dei più originali filosofi del diritto e giuristi contemporanei, James Parker Hall Distinguished Service Professor presso la University of Chicago Law School, dove insegna dal 1972.

Nella sua brillante relazione (AUDIO mp3), lo studioso americano ha inizialmente affrontato il problema della ricerca, la quale ha il compito di trovare nuove medicine in grado di curare le malattie. Visto l’alto valore che diamo alla vita umana, aggiungere un solo anno alle nostre esistenze rappresenta un obiettivo importante da perseguire, ma purtroppo assai costoso. In questo ambito, la conoscenza ricopre un ruolo fondamentale per scoprire nuove cure laddove non esistono e sono fortemente richieste. Pertanto, occorre rimuovere quegli ostacoli che si frappongono all’ottenimento di benefici per le persone. Per raggiungere tale finalità, è necessario delimitare gli spazi da riservare all’intervento pubblico e quelli da lasciare al mercato, trovando i mezzi più adatti per difendere la proprietà intellettuale e testare l’affidabilità di un farmaco pronto per essere venduto ai potenziali consumatori. Tenendo comunque sempre presente che, ogni tentativo di lasciare la ricerca in ambito farmaceutico completamente in mano pubblica ha puntualmente condotto ad un sostanziale fallimento
Proseguendo nel suo intervento, Epstein ha evidenziato come una delle particolarità dell’industria farmaceutica sia rappresentata dal fatto che i suoi prodotti sono coperti da brevetti, i quali, creano talune forme di monopolio. Il diritto esclusivo di vendere un determinato prodotto è, però, perfettamente compatibile con un robusto grado di concorrenza, a patto che altri prodotti della medesima classe farmacologia, in grado di svolgere la stessa funzione o intervenire sui medesimi processi organici, godano parimenti di una tutela brevettuale.

Concludendo, il giurista statunitense ha constatato come, sia in America che in Europa, l’innovazione in campo farmaceutico è destinata ad essere più lenta di quanto non avverrebbe in un sistema meno regolamentato. e si è augurato, inoltre, che per il futuro si valuti il passaggio ad un sistema in cui a ciascun individuo sia permesso di assumersi i rischi che ritiene più opportuni, a patto che tale scelta non sia il frutto di una frode altrui.

A seguire, è intervenuto Claudio De Vincenti (AUDIO mp3), il quale ha inizialmente esposto i vari punti di convergenza fra il suo pensiero e quello di Richard Epstein: la condivisione delle varie problematiche che riguardano l’industria, la ricerca e la conoscenza; l’apprezzamento per la concorrenza dinamica che garantisce alle imprese più innovative di farsi spazio sul mercato; la critica alla segmentazione della distribuzione, così come viene espressa da Epstein nella introduzione alla edizione italiana del suo libro.
Successivamente, De Vincenti ha espresso invece alcune critiche al pensiero del grande giurista, ponendo il tema di quelli che individua come i limiti del libero mercato. In tale prospettiva, l’intervento pubblico ha il pregio di sanare le asimmetrie informative. La mediazione del medico, visto che il grado di informazioni in nostro possesso non ci può permettere di fare senza di lui, ha infatti il compito di ovviare a questa disparità. Inoltre, lo Stato, in qualità di “terzo pagante” (in Europa, mentre in USA questo ruolo è ricoperto dalle assicurazioni), ha come peculiarità quella di distorcere il sistema dei prezzi; ma questo non riduce affatto la sua importanza di regolatore in campo farmaceutico.

Ultimo fra i relatori ad intervenire è stato Antonio Pilati (AUDIO mp3), che si è premurato anzitutto di sottolineare i caratteri particolari dei mercati della conoscenza. Infatti, in questi settori risulta particolarmente difficile escludere un terzo. La conoscenza può essere riprodotta con relativa facilità. Nel momento in cui è manifestata, un’idea non esclude nessuno dai benefici che le sono associati e anzi, il suo uso è caratterizzato dalla non rivalità. La storia della conoscenza, quando assume dimensione industriale, può essere vista come il graduale perfezionamento dei congegni di esclusione applicati a quei contenuti che sono suscettibili di generare sul mercato una domanda significativa. Per fare industria, la conoscenza deve essere prima recintata sul piano materiale e quindi resa oggetto di una appropriazione che esclude in via contrattuale (copyright, diritto di esclusiva, brevetto, marchio) i soggetti diversi dall’imprenditore responsabile della recinzione.

In campo farmaceutico, il motivo di fondo che spiega il progressivo dilatarsi della proprietà intellettuale e della protezione che le è accordata, concerne gli alti costi in termini di investimenti che sono richiesti per mettere a punto un determinato farmaco. Pertanto, non ci può essere libera circolazione dal momento che occorre recuperare i costi iniziali. Questo spiega la necessità del brevetto. Tuttavia, secondo Pilati, tale forma di esclusiva rappresenta un monopolio. Infatti, il brevetto blocca il mercato delle sue "repliche": il business viene così strettamente legato alla legislazione, a come essa tutela l’invenzione e la conoscenza.
Pilati ha poi terminato il proprio intervento mettendo in evidenza come il tempo necessario per le autorizzazioni pubbliche sia troppo lungo, mentre dovrebbe essere differenziato a seconda dei farmaci. Infine, si è auspicato il passaggio da un sistema di controlli unitario e pubblico a una prassi di controlli differenziati e privati, la quale potrebbe offrire numerosi vantaggi

Finiti gli interventi programmati, si sono susseguiti diverse riflessioni ad opera dei presenti in sala. Nell'ambito di questa sessione di q&a, Epstein ha avuto modo di rimarcare la assoluta necessità di tutelare la proprietà intellettuale e di limitare la regolamentazione in ambito farmaceutico - se si ritiene la ricerca un fine socialmente auspicabile.
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