Il problema dell’IPCC
Mentre scriviamo si tiene a Bali (3-14.12.2007) il congresso delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Motore di tutto è principalmente l’IPCC dell’ONU, che da anni sta lanciando messaggi politici la cui validità scientifica non è…
Mentre scriviamo si tiene a Bali (3-14.12.2007) il congresso delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Motore di tutto è principalmente l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU, che da anni sta lanciando messaggi politici la cui validità scientifica non è certa come si vuol far credere. In queste righe intendo dare al lettore un metodo di riflessione critica.

La tesi centrale verso la quale nutro molto scetticismo è la natura antropogena del riscaldamento climatico. In altre parole: è l’uomo la causa dell’effetto serra? Se questo legame non fosse sufficientemente probabile la giustificabilità dei grandi sacrifici dell’accordo di Kyoto e di gran parte della regolamentazione e fiscalità ecologica vieppiù introdotte nei nostri paesi svanirebbe nel nulla. Un’incredibile bolla di sapone millenaristica che scoppia. Intendiamoci, il tema è serissimo e non va preso alla leggera. E proprio per questo è importante seguire il giusto metodo. La mia impressione personale è che sia la politica, e non più la scienza, ad occuparsene ora. L’inghippo risulta dai differenti interessi che la scienza ha rispetto alla politica. La prima intende capire la realtà e dare consigli, la seconda ha la naturale tendenza ad aumentare la propria discrezionalità. Pochi politici hanno infatti interesse ad una minore legiferazione e ad una minore fiscalità, che ridurrebbe il loro potere.

Quale dovrebbe essere il giusto metodo? Siamo davanti ad un’interazione tra scienze naturali (climatologia in primis) e scienze sociali (economia in primis). Per giustificare Kyoto e misure analoghe dovremmo rispondere affermativamente a cinque domande. (1) Le temperature terrestri stanno aumentando? (2) Ammesso che ci sia un generale riscaldamento, questo è da giudicare negativamente per l’umanità? (3) In tal caso, è valido il legame causale dal CO2 verso la temperatura terrestre? (4) Ammesso che il legame esista, è l’uomo che ne determina un contributo sostanziale rispetto ai cambiamenti naturali? (5) Ammesso che il riscaldamento globale sia indotto dall’uomo, vale la pena ridurre le immissioni umane di CO2 puntando a correggere il clima o sarebbe piuttosto meglio investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici (per esempio costruendo dighe contro il presunto innalzamento dei mari)?

Non appena si osservano nel dettaglio le risposte scientifiche alle singole domande, soprattutto alle ultime, ci si accorge di quanto ancora confusa sia la questione. Si noti che dall’appurazione del riscaldamento climatico (che possiamo accettare) a Kyoto ci sono tuttavia ancora quattro passi logici da compiere. Secondo me siamo ancora ben lontani da queste certezze, come il Briefing Paper di Hans Labohn “Il problema dell’IPCC” rilasciato lo scorso 15 novembre dall’Istituto Bruno Leoni di Torino ben sintetizza (PDF). D'altra parte il “Civil Society Report on Climate Change” prodotto dalla Civil Society Coalition on Climate Change di Londra sostiene che, benché il clima cambi, le vittime stiano da decenni diminuendo, essenzialmente grazie allo sviluppo tecnologico (PDF). In questo momento, il peggior nemico dell’uomo è quindi l’isteria dell’IPCC che sta vieppiù offuscando il sano dibattito scientifico.

Da Il Corriere del Ticino, 7 dicembre 2007
Privacy Policy
x