Dr House critica la sanità Usa ma fa male i conti
In un episodio della sua nuova serie, il Dr House critica la sanità americana dando ragione a Michael Moore. Però sbaglia i conti: Dr House mostra tutto quello che non va, ma anche le cose che funzionano, nell'industria della salute
In un episodio della sua nuova serie, il Dr House critica la sanità americana dando ragione a Michael Moore. Però sbaglia i conti, sostiene Alberto Mingardi su Libero. Mentre su Liberalizzazioni.it, Rosamaria Bitetti sostiene che il Dr House è una serie Tv che mostra proprio tutto quello che non va, ma anche le cose che funzionano, nell'industria della salute.

In un episodio della quarta stagione, il Dr House riunirà i suoi pazienti in sala d’aspetto, chiederà loro se dispongono di un’assicurazione medica, ordinerà per tutti “cure costose” – a spese degli avidi azionisti del suo ospedale. Si farà anche scappare un sibilo: “aveva ragione Michael Moore”.

Stavolta però la diagnosi dello scorbutico dottore col bastone è meno acuta del solito. House dà credito a quello che ormai è diventato un ritornello: 47 milioni di americani non hanno un’assicurazione medica. Che significherebbe: sono condannati a morire in mezzo a una strada.
Un economista stimato come Gregory Mankiw, in un articolo apparso ieri sul New York Times, ricordava come di questi 47 milioni, 10 sono residenti ma non cittadini statunitensi (immigrati irregolari inclusi). Altri sono individui che potrebbero beneficiare del programma pubblico Medicaid, ma non hanno fatto richiesta di usufruirne: il che vuol dire che sono più sani della media, e non sentono il bisogno di cure.
Altri ancora sono semplicemente persone che, pur potendolo fare, hanno scelto di non sottoscrivere un’assicurazione medica. Ricorda Mankiw che 18 milioni di americani non assicurati hanno un reddito famigliare superiore ai 50.000 dollari, il che li pone nella metà più ricca della popolazione. Non si tratta di indigenti: ma di individui che non si pongono il problema di tutelarsi contro la malattia, o perché sono molto giovani, o perché provvedono diversamente. Per esempio accumulando risparmio da cui attingere, in caso di un serio problema alla salute.

Più in generale, è importante non farsi sfuggire il quadro complessivo di quello che è il sistema sanitario americano. La realtà è diversa dalla leggenda.
Tanto per cominciare, la spesa sanitaria, negli USA, è quasi equamente divisa fra pubblico e privato. Nel 2006, la spesa complessiva è stata di oltre 2,1 mila miliardi di dollari, il 16% del PIL. Il 46% è stato speso attraverso programmi statali, il privato si è preso cura solo del 54%. Nel 2005 i beneficiari del programma “Medicare” (anziani e disabili) erano quasi 43 milioni, mentre “Medicaid” ha assistito oltre 45 milioni di americani “poveri”
Le assicurazioni private coprono il 68% degli americani (203 milioni di persone), ma di questi solo 28 milioni acquistano la propria assicurazione da sé, sul mercato: il 60,2% di loro, al contrario, beneficia di un’assicurazione legata al posto di lavoro che occupa. Questi premi pagati dai datori di lavoro di fatto avvicinano sistema americano e sistema europeo più di quanto non possa sembrare: tale forma di assicurazione somiglia più al “diritto alla salute” garantito nei nostri Paesi, che ad un “bene” acquistabile dai consumatori. Non a caso, l’interferenza regolatoria nel settore è molto ampia e, esattamente come in Europa, il beneficiario non ha alcun rapporto con il “prezzo” delle prestazioni che riceve.
In un mercato del lavoro flessibile come quello USA, questo legame fra assicurazione e posto di lavoro ha un impatto notevole sulla percentuale di non-assicurati.
Varrebbe anche la pena di ricordare che non avere un’assicurazione non significa non venire curati. Dal 1986 gli ospedali che accettano pazienti dei programmi Medicare o Medicaid, sono obbligati a fornire cure sollecite in caso di emergenza a chiunque. Dopotutto, i pazienti non assicurati dal Dr House in qualche maniera devono esserci arrivati!

Il guaio del sistema americano come di tutti gli altri, è che costa sempre di più. Non è detto che una questione di questa complessità arrivi sul piccolo schermo, ma nel 1950 gli Usa spendevano il 5% del Pil per la salute, ora il 16%. È un valore molto alto, rispetto alla media Ocse, e porta molti a criticare il sistema non per penuria di cure ma per eccesso di costi.
Tuttavia, in una società che invecchia e legittimamente desidera invecchiare bene, non è detto che spendere più anziché meno, nella sanità, sia un male. Anzi. Il problema è, a monte, essere e restare una società che una spesa sanitaria in crescita se la può permettere. Ed è qui forse che si sente di più la distanza fra noi e gli Usa.

Da Libero, 6 novembre 2007
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