"Il peggior sistema sanitario del mondo, esclusi tutti gli altri"
..."se il nostro sistema sanitario fosse davvero così scadente, perchè mai gli europei verrebbero a farsi curare in America e non viceversa, come ha fatto anche Silvio Berlusconi?
Roma. "Quello americano è il peggior sistema sanitario, esclusi tutti gli altri". Dice al Foglio Grace-Marie Turner, presidente del Galen Institute e consigliere della Casa Bianca, a Roma per due eventi dell'Istituto Acton e dell'Istituto Bruno Leoni: "Negli Usa non abbiamo un sistema sanitario nazionale coercitivo. E' questa la differenza con l'Europa". Nelle classifiche dell'Organizzazione nazionale della sanità, l'America arriva solo trentasettesima (prima la Francia, seconda l'Italia). "Dipende da cosa si vuole misurare - spiega Turner - l'Oms valuta l'obbligatorietà nel finanziamento ai sistemi sanitari, non la performance". I non assicurati (circa 47 milioni) non sono privi di assistenza sanitaria "L'accesso alla sanità è universale, ma il governo copre le spese solo a chi davvero ne ha bisogno". Qual è l'identikit dei non assicurati? "Appartengono principalmente a tre gruppi: gli immigrati clandestini, i disoccupati, e coloro che non desiderano assicurarsi". I primi non sono certo un'eccezionalità Usa. "Spesso i Paperoni scelgono di non assicurarsi, e neppure sono coperti dai programmi di assistenza pubblica, che sono rivolti ai poveri e agli anziani. Negli Stati Uniti non tassiamo i poveri per pagare le cure ai ricchi".
Infine, i disoccupati. L'assenza di copertura a chi non possiede un lavoro è una delle quattro grandi accuse rivolte all'America da Pietro Greco, redattore scientifico dell'Unità, in un articolo pubblicato due settimane fa dal suo giornale. "L'assicurazione - ragiona Turner - è collegata al posto di lavoro. In una società dinamica (negli Usa ogni anno 4 americani su 10 cambiano mestiere) questo crea effettivamente delle difficoltà. La disoccupazione, tuttavia, dura al massimo pochi mesi, per cui è vero che circa la metà dei 47 milioni di non assicurati appartiene a questa categoria, ma si tratta di persone che ben presto torneranno a guadagnarsi una copertura. In ogni caso, la risposta a questa sfida non viene dall'estensione dell'intervento pubblico, ma da provvedimenti di mercato come la portabilità delle polizze o gli incentivi fiscali al risparmio sanitario".
Altre due accuse dell'Unità - i costi della sanità e al trasferimento di investimenti dalle università pubbliche al settore privato - sono, secondo Turner, mal dirette: "è vero che spendiamo più degli europei (circa il 16 per cento del Pil contro l'8 per cento dell'Italia) ma questo riflette la preferenza degli americani per un sistema sanitario che sia sempre all'avanguardia. Faccio un esempio: accorciare le liste d'attesa costa, ma è una spesa che affrontiamo volentieri". Quanto al fatto che di una quota degli investimenti in ricerca delle università pubbliche beneficiano soggetti privati, non è un tema specifico della sanità, riguarda semmai la questione del tutto generale del ruolo dello Stato nell'economia.
Infine, l'Unitàal sistema sanitario la minore aspettativa di vita americana (un maschio americano vive mediamente 3 anni meno di un italiano, una donna addirittura 4). Replica Turner: "la qualità del sistema sanitario spiega solo una piccola parte dell'aspettativa di vita. La società americana è più violenta di quelle europee, ci sono più obesi, l'abuso di droghe è purtroppo molto diffuso. Non si possono trascurare questi fattori". Come si può, allora, eseguire un confronto? "Per esempio guardando all'aspettativa di vita dei malati. Un recente studio ha dimostrato che la probabilità di sopravvivere almeno 5 anni per una donna a cui sia stato diagnosticato un tumore al seno è del 75 per cento negli Usa, del 50 per cento in Gran Bretagna. D'altronde, se il nostro sistema sanitario fosse davvero così scadente, perchè mai gli europei verrebbero a farsi curare in America e non viceversa, come ha fatto qualche mese fa anche Silvio Berlusconi?".

Da Il Foglio, 27 Settembre 2007
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