Novartis fugge. Il nuovo futuro è fuori dall'India
...La “libertà di copiare” significa oggi prezzi meno proibitivi per chi ha meno. E nel lungo periodo?
“Of golf, capitalism and socialism”: s’intitolava così, un famoso articolo di Armen Alchian pubblicato dal Wall Street Journal nel 1977. Non c’è un campo da golf nei Paesi del Patto di Varsavia – scriveva Alchian – e questo perché il golf è uno sport intrinsecamente capitalistico. E’ individualista, impietoso coi colpi andati male, antisocialista senza essere antisociale: il rispetto delle regole, cioè dell’avversario, è sacro.
Era un esempio brillante per dire cosa nota: cioè che le istituzioni hanno un’importanza fondamentale. Determinano la catena d’incentivi rispetto alla quale gli attori economici si muovono. In un contesto nel quale l’individualità è studiatamente repressa, niente golf.
E’ per questo che non deve stupire che Novartis stia ora pensando di spostare altrove, gli ampi investimenti in ricerca e sviluppo che aveva pianificato in India. “Non è una punizione, è questione di cultura dell’investimento”, ha detto il CEO Daniel Vasella al Financial Times.
Parlando di “punizione”, Vasella si riferiva al verdetto della corte di Chennai, che a inizio agosto ha respinto il ricorso intentato dalla casa farmaceutica contro una legge indiana che non riconosce i brevetti per cambiamenti minori apportati a molecole già conosciute. Il tribunale ha sostenuto che non rientrasse nelle sue competenze stabilire se essa fosse compatibile con gli accordi TRIPS, alla base delle norme WTO sulla proprietà intellettuale.
Si è trattato, nell’immediato, di una vittoria per il governo e le ong – che insistono sulla non-brevettabilità delle innovazioni incrementali, apparentemente a difesa dei malati più poveri. La “libertà di copiare” significa oggi prezzi meno proibitivi per chi ha meno. E nel lungo periodo?
Piaccia o no, l’innovazione è soprattutto innovazione incrementale: nella farmaceutica come in ogni altro settore. Le rivoluzioni sono per definizione episodiche e rare. Dire che la ricerca che produce passi, e non balzi, in avanti non merita tutela, è già disincentivare la ricerca. E’ normale che Novartis faccia le valigie, e decida di investire altrove, com’era normale che non vi fossero campi da golf in Unione Sovietica. I malati di oggi avranno probabilmente accesso alle medicine di oggi ad un prezzo inferiore per un po’ di tempo. Ma dei farmaci di domani, potranno mai beneficiare?

da Libero mercato, 25 agosto 2007

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