Rienzi sveglia, certa pubblicità allunga la vita
... il Codacons si è molto impegnato per portare i farmaci da banco al supermercato. Ma che senso ha avere più punti vendita, se i consumatori non possono essere informati su cosa ci si vende?
Nella calura d’agosto, il ministro Turco si è fatto notare per un provvedimento-spot contro la “compressione fonetica” nei messaggi pubblicitari dei farmaci di automedicazione. Le controindicazioni vengono lette “troppo velocemente”: il ministero insegnerà alle agenzie di pubblicità a scandire le parole. In un Paese nel quale la sanità è, in termini di finanza pubblica, una bomba ad orologeria, fa piacere che il ministro trovi il tempo di occuparsi di queste cose.
Turco ha incassato l’approvazione delle imprese farmaceutiche che hanno prodotti da banco (un po’ per masochismo, un po’ per quieto vivere), e delle associazioni dei consumatori. Con l’eccezione di Carlo Rienzi, del Codacons, che suggerisce di “vietare totalmente le pubblicità dei medicinali”. Gli spot, secondo Rienzi, sono sempre pericolosi, e “a qualsiasi velocità viaggi la voce narrante, il consumatore non sarà mai avvisato circa i rischi per la salute”.
Su un punto, Rienzi ha ragione: egli teme che il provvedimento “finisca per avvantaggiare solo le radio e le tv, grazie agli allungamenti degli spot e ai maggiori incassi pubblicitari”. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
Invece preoccupa e stupisce che Rienzi sostenga l’esigenza di un bando totale sulla pubblicità dei farmaci. Il settore è già iper-regolamentato: a livello europeo, a livello italiano. Le medicine vendute su ricetta non possono essere oggetto di pubblicità: per i produttori è censura totale, come per il tabacco. I farmaci di automedicazione sono considerati poco pericolosi e tranquillamente maneggiabili in prima persona da parte del paziente, e comunque contengono un foglietto illustrativo – che il consumatore intelligente dovrebbe prendere più sul serio di qualsiasi spot.
Rienzi e il Codacons ambiscono a rappresentare i consumatori italiani: che non si sentono minorenni bisognosi di tutela, ma individui adulti e responsabili. Dovrebbero pertanto chiedere a gran voce non meno, ma più libertà di informazione su trattamenti e terapie. Non certo per “disintermediare” il medico, ma per rendere più consapevole e attrezzato l’individuo / paziente / consumatore. Giustamente il Codacons si è molto impegnato per portare i farmaci da banco al supermercato. Ma che senso ha avere più punti vendita, se i consumatori non possono essere informati su cosa ci si vende?

da Libero Mercato, 9 agosto 2007
Privacy Policy
x