L’istituto Bruno Leoni contro il ministro Livia Turco
Il decreto del ministro della Salute Livia Turco (nella foto) che vieta la “compressione fonica” delle avvertenze di carattere sanitario nella pubblicità dei medicinali da banco è, secondo l’Istituto Bruno Leoni, “un provvedimento populista…
Il decreto del ministro della Salute Livia Turco (nella foto) che vieta la “compressione fonica” delle avvertenze di carattere sanitario nella pubblicità dei medicinali da banco e degli altri prodotti di interesse sanitario è, secondo l’Istituto Bruno Leoni, “un provvedimento populista che dimostra una visione antiquata e conflittuale, da parte del ministro, del mercato dei prodotti sanitari”. Secondo il direttore generale dell’IBL, Alberto Mingardi, “nel mercato europeo è di fatto impossibile parlare di pubblicità per i prodotti farmaceutici: la possibilità di realizzare promozioni commerciali dei propri medicinali è riservata a pochi farmaci da banco, e di fatto l’unico modo nel quale il consumatore finale può essere informato dell’esistenza di nuovi trattamenti è con l’intermediazione del medico”. Per questo, “è assurdo sostenere l’esigenza di ulteriori restrizioni, mentre al contrario sarebbe auspicabile aumentare la comunicazione al paziente circa l’esistenza di nuove possibilità di terapia”.
“Il ministro Turco”, dice Mingardi, “tradisce una mentalità da lotta di classe, piena di pregiudizi, per la quale la pubblicità è lo strumento di imprenditori truffaldini. Al contrario, la pubblicità è un importante veicolo di informazioni ed è sottoposta alla disciplina del mercato”. Conclude Mingardi: “Se il governo mette il naso nei contenuti pubblicitari, vietando la pretesa compressione fonica delle avvertenze circa i medicinali, rivela solo la sua vocazione al populismo ma non aiuta né i pazienti, né la sanità pubblica, né il mercato”.

Da Eurofinanza, 8 agosto 2007
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