Spot sui farmaci. Moviola d'obbligo
...il ministro Turco preferisce pensare che il modo in cui si conquista il favore del paziente, è fingendo che egli sia un fesso completo.
Da ieri i comunicati promozionali dei farmaci su radio e tv devono scandire con parole chiare e udibili le avvertenze mediche relative alla medicina pubblicizzata.
Il ministro Livia Turco ha voluto vietare la “compressione fonica” delle avvertenze di carattere sanitario nella pubblicità dei medicinali: quel fenomeno per cui all’improvviso la voce della reclame diventa come quella di Cip e Ciop, e in pochi secondi vengono date informazioni significativa, rispetto alla valenza terapeutica (o alle controindicazioni) di una medicina. A prima vista, sembrerebbe una cosa buona. Tanto di cappello, al governo. Ma è davvero il caso di levarselo?
Una premessa. Quante sono le medicine di cui noi tutti vediamo o ascoltiamo la pubblicità? Pochissime. Perché?
In Italia, com’è noto, la legge prevede l'acquisto di farmaci solo presso farmacie autorizzate e dietro presentazione di ricetta medica, quando necessaria. Grazie al decreto Bersani, i farmaci da banco sono arrivati anche in esercizi di altro tipo, ma sempre sotto il controllo di un farmacista. Si tratta, quindi, di prodotti che non sono considerati alla stregua di giocattoli per bambini, o confezioni di spaghetti.
Non è sorprendente dunque che la loro pubblicità sia strettamente regolamentata: prima a livello europeo, poi a livello italiano. Sostanzialmente, l’informazione commerciale è vietata per qualsiasi farmaco che ha bisogno di prescrizione medica. Al contrario, in Italia, “possono formare oggetto di pubblicità presso il pubblico medicinali che, per la loro composizione e il loro obiettivo terapeutico, sono concepiti e realizzati per essere utilizzati senza intervento di un medico per la diagnosi, la prescrizione o la sorveglianza nel corso del trattamento”.
Insomma, per dirla brutalmente, poca roba. E roba poco pericolosa, medicinali che sono considerati utilizzabili direttamente dai pazienti, con pochissime controindicazioni. Per tutti gli altri, è necessaria l’intermediazione del medico, che è un canale obbligato affinché i pazienti possano essere a conoscenza della stessa esistenza di nuove alternative terapeutiche: non si può che passare di lì.
C’è un problema di “compressione fonica”? Ci può essere un problema di tempi, per cui a un certo punto – siccome gli spazi pubblicitari non sono gratis – bisogna affrettare il passo. Se il farmaco è pericoloso, per cui in realtà sin da prima dell’acquisto sarebbe appropriato dire chiaro e tondo che può avere qualche decina di gravi controindicazioni, allora forse ha sbagliato – a monte – chi ha considerato potesse essere venduto come medicinale di automedicazione. La colpa è del regolatore, non del pubblicitario. Ma quanti sono i casi di questo genere? Se il ministro ne ha in mente qualcuno, lo dica.
La reclame, poi, sarà fatta com’è fatta, ma in ogni confezione c’è un foglietto illustrativo. Il ministro è davvero convinto che siamo tutti così ciuchi da (a) non renderci conto della sua esistenza quando apriamo una medicina e (b) non darci un’occhiata, per essere sicuri di prenderla a proposito?
Altra questione, e non da poco. Se è vero che la pubblicità dei farmaci – compressione fonica o no – non è regolata: ma iperregolata, è anche vero che Internet è invece indifferente ai confini nazionali e ci si trova di tutto. Incluse “notizie” su trattamenti, medicine e terapie che non sono messe a disposizione né da autorità mediche, né dall’industria del farmaco che, checché ne pensi la Turco, come qualsiasi altra impresa teme non poco eventuali danni alla reputazione, soprattutto visto che ciò che vende è tanto delicato e particolare per la vita di noi tutti.
Non sarebbe meglio, allora, cercare di fare in modo che ai pazienti/consumatori possa arrivare più informazione, e informazione migliore, così che non debbano vagare on line alla ricerca di notizie che spesso provengono da fonti se non inaffidabili, misteriose? Scacciare la moneta cattiva con la moneta buona?
Purtroppo il ministro Turco preferisce pensare, evidentemente, che il modo in cui si conquista il favore del paziente, è fingendo che egli sia un fesso completo. Una vittima potenziale della “compressione fonica” nella reclame dell’aspirina. Come siamo fortunati, ad avere un governo che ci salva dalla pubblicità.

da Libero, 8 agosto 2007

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