Ambiente e cancro: il legame che non c’è
È a tinte forti la storia di copertina dell’ultimo numero dell’Espresso. Si parla di cancro. Si descrive una situazione drammatica con un forte aumento del numero di ammalati…
È a tinte forti la storia di copertina dell’ultimo numero dell’Espresso. Si parla di cancro. Si descrive una situazione drammatica con un forte aumento del numero di ammalati e si pone in relazione tale fenomeno con il peggioramento delle condizioni ambientali che, sole, sarebbero responsabili di oltre il 50% delle neoplasie. La realtà dei fatti è però assai più complessa.

Occorre prima di tutto sottolineare come nell’articolo non si faccia neppure cenno a quello che è stato di gran lunga il fattore più rilevante ai fini dell’aumento dell’incidenza dei casi di tumore nel mondo occidentale. Forse perché è un fatto positivo; si tratta infatti dell’eccezionale allungamento della speranza di vita media: in Italia, ad esempio, si è passati dai quaranta anni del 1900 agli attuali ottanta.
Poiché vi è uno stretto rapporto tra il rischio di ammalarsi di tumore e l’età - un ottantenne corre tale rischio mille volte più di un adolescente - è evidente come, al crescere della speranza di vita, s’incrementi l’incidenza della malattia (in Africa, il cancro è assai meno diffuso). Per comprendere correttamente la rilevanza del fattore età, si tenga presente che il rischio di ammalarsi di cancro al polmone in un fumatore è “solo” venti volte più alto che in un non fumatore: ossia l’età è un fattore di rischio cinquanta volte più potente del fumo che, a sua volta è il più importante tra quelli noti.
In altre parole, la ragione principale per cui ci si ammala di più di cancro è che ci si ammala e si muore di meno per altre patologie. Viene in mente Terenzio, “senectus ipsa est morbus” o, ancora, il salmo biblico: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti”.

Altro fattore che porta ad un incremento spurio dei dati di incidenza è la diffusione delle attività preventive di screening. Si consideri ad esempio il caso del tumore alla prostata la cui incidenza, stando ai dati riportati nell’articolo, sarebbe quasi raddoppiata. Ma in quale misura si tratta di un incremento di incidenza piuttosto che di rilevazione? Benché non facilmente quantificabile, questo secondo elemento non è affatto trascurabile: basti pensare che uno studio di qualche anno fa mostrò come ben il 25% di uomini deceduti all’età di settant’anni per cause non correlate al cancro, presentavano un cancro alla prostata, dal che si deduce che esiste un numero assai elevato di casi di cancro, potenzialmente non dannosi, che vengono scoperti (è importante sottolineare come l’estensione dell’attività di screening abbia consentito di aumentare il numero di patologie rilevate precocemente e, quindi, di accrescere le probabilità di successo dei trattamenti).

Alla luce di quanto sopra esposto, l’impatto dell’ambiente risulta essere del tutto modesto come attestato dal maggior studio epidemiologico sul cancro, quello condotto negli anni Ottanta da Doll e Peto che attribuisce all’inquinamento solo il 2% di tutti i casi.
D’altra parte, per sostenere che l’inquinamento ha un ruolo via via più rilevante nell’insorgere della malattia, occorrerebbe preliminarmente mostrare che i due fenomeni sono correlati, ossia che, al crescere dell’uno, si incrementa l’altro (sebbene questa constatazione non ci consentirebbe ancora di concludere che sussiste un rapporto di causa ed effetto).
Ma, nell’articolo citato, non vi è quasi traccia di ciò. L’unico riferimento ad una situazione in peggioramento sotto il profilo ambientale è quello relativo all’inquinamento atmosferico. Si legge infatti che: “traffico automobilistico e impianti di riscaldamento diffondono minacce crescenti nei centri urbani congestionati”.
Anche qui, però, i conti non tornano. L’odierno inquinamento atmosferico nei centri urbani è infatti di gran lunga inferiore a quello che si registrava venti o trent’anni fa. A Milano, ad esempio, in base ai dati forniti dall’ARPA Lombardia, la concentrazione di polveri sottili si è ridotta negli ultimi trent’anni del 70%. E cosa dire del benzene, a più riprese chiamato in causa nell’inchiesta?
Tale sostanza è certamente classificata come cancerogena ma i casi accertati di leucemia causati dal benzene si riferiscono a persone esposte per anni in fabbrica a concentrazioni dell’ordine di 300mila microgrammi per metrocubo ossia un livello 50mila volte più elevato di quello che si registra nell’atmosfera urbana. Occorre del resto sapere che la maggior parte dei prodotti alimentari contengono anch’essi del benzene. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, un uovo contiene da 25 a 100 microgrammi di benzene, il che significa che la quantità di benzene assorbita mangiando due uova è dello stesso ordine di grandezza di quella che risulta dalla respirazione dell’aria nelle città europee per 24 ore. Peraltro, uno dei miglioramenti più significativi della qualità dell’aria negli ultimi anni ha riguardato proprio la concentrazione di benzene: a Torino, per esempio, si è passati dai sedici microgrammi per metrocubo nel 1996 ai quattro nel 2006, con una riduzione del 75%.
Dunque, se vi fosse una forte correlazione fra inquinamento atmosferico ed insorgere del cancro, l’evoluzione degli ultimi decenni dovrebbe puntare verso una riduzione e non un aumento del numero di persone che contraggono la malattia.

Attribuire all’ambiente una responsabilità che non porta, se non in misura del tutto marginale, significa sbagliare la diagnosi e, quindi, la terapia. Significa destinare ingenti risorse per ottenere risultati modesti come ebbe a ricordare Umberto Veronesi in un articolo su La Stampa (9 aprile 2001) nel quale spiegava la sua opposizione ad un provvedimento legislativo per la riduzione dell’inquinamento da onde elettromagnetiche e nel quale, tra l’altro, scriveva: “Ritengo che non sia morale investire 20-30 mila miliardi (tanti ne occorrerebbero) per prevenire due ipotetici casi di leucemia, quando con la stessa cifra possiamo combattere i danni causati - con assoluta certezza – da altri fattori cancerogeni, salvando la vita a migliaia di bambini e adulti, che davvero contrarranno tumori e leucemie”.
Per concludere, riportiamo ancora poche parole del professore milanese tratte da un’intervista all’Unità (13 aprile 2002) che ci sembrano cogliere appieno il nocciolo del problema: “Impegnarsi per un ambiente più pulito è giusto, ma questo non deve distoglierci dalla lotta contro i tumori”.

Da Libero Mercato, 29 maggio 2007

Figura 1 – Le cause del cancro
Fonte: Doll e Peto, The causes of cancer quantitative estimates of avoidable risks of cancer in the United States today

Figura 2 – Concentrazione media di benzene a Torino dal 1996 al 2006
Fonte: ARPA Piemonte
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