Triangolazioni virtuose al servizio dei cittadini
Come può articolarsi una “triangolazione virtuosa” fra privato, privato sociale, e mondo dell'impresa nel settore sanitario? Il tema è stato al centro dell'incontro organizzato a metà maggio a Milano dall'Istituto Bruno Leoni…
Come può articolarsi una “triangolazione virtuosa” fra privato, privato sociale, e mondo dell'impresa nel settore sanitario? Il tema è stato al centro dell'incontro organizzato a metà maggio a Milano dall'Istituto Bruno Leoni su “Una società sana è una società responsabile”, che ha visto la presentazione ed il dibattito su due progetti di volontariato promossi dalle associazioni Comocuore e Associazione per la lotta alla trombosi, e sponsorizzati da Pfizer, il colosso statunitense della farmaceutica.

Il progetto di Comocuore , Onlus comasca che da più di vent’anni promuove iniziative di informazione e prevenzione volte a ridurre la mortalità per malattie coronariche, si articola attraverso l’assistenza domiciliare ai pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico, ed è volto a ridurre le ospedalizzazioni attraverso un’azione di prevenzione secondaria che potrebbe consentire un enorme risparmio nell’utilizzo delle risorse normalmente assorbite dal ricovero ospedaliero. Il progetto valorizza la grande risorsa che sono i volontari ed i parenti dei cardiopatici, i quali vengono opportunamente istruiti dall’Azienda Sanitaria Locale al sostegno medico e psicologico del malato, e sono messi in condizione di agire in situazione d'emergenza, in sinergia con i medici che prescrivono i protocolli di cura.

Il progetto di ALT è volto, invece, a prevenire l’insorgere di trombosi nelle donne in gravidanza, attraverso una costante attenzione al loro stile di vita, limitando in tal modo le conseguenze mediche della patologia e riducendo i costi delle cure che ne deriverebbero.
I progetti, presentati da due medici di valore che si sono fatti imprenditori sociali attraverso queste associazioni, Giovanni Ferrari e Lidia Rota Vender, hanno una rilevanza che va oltre i loro contenuti. Si sono dimostrati un modello sostenibile di interazione fra governo locale, impresa e volontariato. Difatti l’ente pubblico ne ricava, sul lungo periodo, un risparmio nel trattamento delle patologie cardiovascolari non essendo in ogni caso chiamato a sostenere, ma semmai a facilitare lo svolgimento dei progetti, nel ruolo di coordinatore. L’impresa interviene, invece, non solo in un'ottica di responsabilità sociale o di beneficenza, ma mettendo a disposizione il proprio know-how in aree che le stanno a cuore. Il volontariato, da canto suo, è spinto a uscire dall’angusta ottica che lo vorrebbe relegato a mero “dilettante” della salute.
Nel corso della tavola rotonda milanese Daniele Sironi, della direzione generale famiglia e società della Regione Lombardia, ha sottolineato come proprio in questo frangente cominci la costruzione di una welfare community.

Per Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, «ci può e ci deve essere una imprenditorialità della solidarietà, soprattutto in un momento storico nel quale il tradizionale modello di welfare state ha mostrato tutta la sua insostenibilità».
Progetti come questi aprono una breccia nelle tradizionali resistenze culturali a considerare la salute un bene e un servizio da prestare con la massima efficienza e in regime di concorrenza, rilanciando un modello di sussidiarietà orizzontale che s'impone come la risposta più adeguata ai bisogni dei pazienti.

Da Il Domenicale, 26 maggio 2007
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