Ma così si protegge il paziente?
Gli italiani stanno in salute e a confronto di altri paesi europei, il sistema sanitario è generoso e mediamente buono. Però si aggravano i fattori di rischio e si accentuano le disparità assistenziali tra le diverse regioni…
Gli italiani stanno in salute e a confronto di altri paesi europei, il sistema sanitario è generoso e mediamente buono. Però si aggravano i fattori di rischio e si accentuano le disparità assistenziali tra le diverse regioni. “Vicini, ma non abbastanza”, così il Rapporto Osservasalute 2006 alla sua quarta edizione, sintetizza la relazione tra servizi sanitari e cittadini. “Questo perché - spiega Walter Ricciardi direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane - la devoluzione ha favorito lo sviluppo di modelli istituzionali e organizzativi molto diversi tra le regioni”. Gli aspetti positivi non mancano: in Piemonte c’è poca obesità e sovrappeso. In Val d’Aosta è ottima la gestione territoriale di asma e diabete. La Lombardia ha il più alto numero di trapianti effettuati, mentre la Liguria ha il più alto tasso di donatori d’organo. A Bolzano si fanno pochi parti cesarei e Trento ha un basso consumo di farmaci. Cresce nel Veneto la spesa pubblica pro capite, i friulani sono soddisfatti dei loro medici e infermieri, in Emilia Romagna c’è la massima copertura vaccinale. I toscani scelgono i generici. L’Umbria ha la più alta percentuale di interventi conservativi per tumore della mammella. Nelle Marche si vive bene e più a lungo, in crescita la speranza di vita in Abruzzo. Sicurezza sul lavoro e meno infortuni nel Lazio, nel Molise c’è un buona assistenza territoriale, in Campania si consuma poco alcol, in Calabria si fuma poco e i pugliesi hanno il più basso tasso di mortalità per infarto, stessa cosa in Basilicata accade per il tumore mammario. In Sardegna gli aborti volontari sono pochi. “Se andiamo a guardare invece gli aspetti economici che riflettono un certo tipo di organizzazione, le differenze sono profonde”, dice Americo Cicchetti, economista sanitario all’Università Cattolica di Roma, “la Lombardia per esempio con il 4,75% del Pil regionale paga tutta la sanità, alla Campania è necessario l’8,95% . Il problema è strutturale. Non basta tagliare, bisogna operare una rigorosa analisi dei bisogni sanitari come accade in altri paesi , affidandosi alle evidenze”. Critico Peter Pitts, presidente del Center for Medicine in the Public Interest, per il quale la medicina efficace ed efficiente che va bene per tutti, non ha nulla a che vedere con la cura del paziente. “Infatti”, ha commentato Pitts durante un incontro organizzato dall’Istituto “Bruno Leoni”, “ il termine “efficiente” significa ragionare sui costi, valutare tecnicamente, mettere in secondo piano chi sta male, e il prezzo di riferimento è appunto una tecnica di controllo che ignora le reali esigenze dei singoli pazienti. È una china pericolosa la pseudo medicina che maschera la brutale forma di controllo a taglia unica dei sistemi sanitari”. I fatti dimostrano a detta degli economisti e clinici, che tanto più il malato risparmia in farmaci oggi, tanto più costerà domani allo Stato. Cambiamenti sociali, nuove malattie, invecchiamento spingono verso una sanità capace di coniugare l’uguaglianza della cura alla qualità per arrivare con genomica a screening e terapie personalizzate. Altamente costose.

Da La Repubblica, 22 marzo 2007
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