L'ex primo ministro italiano si trasforma in populista euroscettico. Peccato che non abbia mai fatto le riforme promesse
Il ritorno sulla scena politica di Silvio Berlusconi è la sua "ultima pagliacciata" ("Berlusconi's Latest Clown Act"). Con un titolo sarcastico il Wall Street Journal pubblica oggi un duro commento nei confronti della ricomparsa dell'ex premier, pochi giorni avere lanciato un'intervista in cui Berlusconi, definito "kingmaker", criticava il governo Monti e agitava lo spettro del voto anticipato.
"L'ex primo ministro italiano si trasforma in populista euroscettico. Peccato che non abbia mai fatto le riforme promesse", recita il sommario del Wsj. Nel commento, Alberto Mingardi spiega che, dopo l'exploit del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, Berlusconi cerca di cavalcare l'onda anti-austerità. A suo parere, però "è improbabile che riesca a vincere di nuovo le elezioni". Riuscirà invece a ostacolare le misure di cui l'Italia ha "disperatamente" bisogno. Il suo ritorno porterebbe a una "vittoria facile della sinistra" alle prossime elezioni. "L'Italia merita di meglio", scrive Mingardi, direttore dell'Istituto Bruno Leoni di Milano e "adjunct scholar" al Cato Institute di Washington DC.
Berlusconi reclama l'attenzione degli italiani nella sua "solita maniera spettacolare", afferma Mingardi. Ha di recente tirato fuori "un coniglio dal cappello", l'uscita dell'Italia dall'eurozona. Ha perfino suggerito che l'Italia cominci a stampare euro con la sua zecca e "potrebbe essere la prima volta che un ex primo ministro chiede al proprio Paese di contraffare la propria moneta".
La vera questione – continua l'opinionista – è se l'uscita dall'Europa e la fine dell'austerità, per quanto popolare presso gli elettori, sia nel vero interesse degli italiani nel loro complesso e in particolare dei vecchi sostenitori di Berlusconi, la classe media imprenditoriale del Nord Italia. Uscire dall'euro porterebbe l'Italia in "acque inesplorate". Se tornasse la lira, i mercati scommetterebbero subito sulla sua svalutazione. I veri perdenti sarebbero i risparmiatori, le imprese in cerca di investimenti privati e i lavoratori del settore privato.
Nel rispondere alla crescente domanda di un'azione decisiva, secondo Mingardi, Berlusconi sembra volere una rivincita nei confronti dell'élite europea. Ma – aggiunge ironicamente – i suoi irripetibili insulti contro la cancelliera tedesca Angela Merkel sembrano essere per ora "la pietra angolare del suo pensiero economico".
Le lamentele nei confronti della Germania – prosegue - servono solo a distrarre dai veri problemi dell'Italia, primo tra tutti il debito pubblico. Il commentatore ricorda che contenere il debito era la priorità numero uno in vista dell'ingresso dell'Italia nell'euro, ma "scivolò via dall'agenda politica", grazie a una classe politica che comprendeva Berlusconi. Negli anni "d'oro" in cui egli fu primo ministro, tra il 2001 e il 2006, la spesa pubblica è aumentata.
Il Cavaliere viene biasimato da Mingardi per non avere mantenuto le sue promesse. "La grande ironia – scrive - è che l'Italia ha bisogno precisamente della terapia che Berlusconi ha promosso ma non ha mai attuato: un misto di austerità per il settore pubblico e misure pro-crescita e offertiste per l'economia privata".
Berlusconi – continua – sa che non può più "credibilmente" fare le promesse che non è riuscito a mantenere e quindi si dà al populismo. "Più che mai, l'Italia ha bisogno di una destra credibile, orientata al mercato e fiscalmente responsabile", sostiene l'opinionista.
"E' molto improbabile – afferma - che Berlusconi sia capace di vincere un'altra elezione; la sua reputazione nel Paese è quasi altrettanto rovinosa della sua reputazione all'estero. Ma la sua posizione ostacolerà ogni serio tentativo di attuare le misure di cui l'Italia ha disperatamente bisogno".
Secondo Mingardi il messaggio di Berlusconi – nel prendersela con la Germania e l'austerità – "non è dissimile" da quello del leader della sinistra italiana, Pierluigi Bersani. Nella sua carriera, Berlusconi ha già fatto un ritorno "spettacolare". Il commento si conclude con l'auspicio che non ci sia un altro ritorno: "Un altro giro di ruota di questo 75enne dalla reputazione distrutta da scandali pubblici e privati significherebbe la definitiva latino-americanizzazione della politica italiana e una vittoria facile per la sinistra alle prossime elezioni. L'Italia merita di meglio".
Da Il Sole 24 Ore, 27 giugno 2012