Certezze e dubbi (tanti)
Le tracce del decreto liberalizzazioni nella distribuzione
Molte le certezze che il Decreto-liberalizzazioni, varato in gennaio dal Governo, ha introdotto. Ma non tutte sono piacevoli.
Una certezza è rappresentata dal fatto che - anche con la giusta motivazione della salvaguardia della produzione agroalimentare italiana - vengono sancite alcune regole imperative, da applicarsi ai "contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore finale".
I contratti di fornitura, per cominciare, devono essere ispirati a principi di trasparenza e correttezza, ma soprattutto devono venire stipulati "obbligatoriamente in forma scritta e indicano, pena la nullità, la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento". E la GDO dovrà tenerne conto.
Nel Decreto è, infatti, anche specificato che in tutte le relazioni commerciali tra operatori economici è vietato "imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive; applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti; subordinare la conclusione, l'esecuzione dei contratti e la continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l'oggetto degli uni e delle altre; conseguire indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali; adottare ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento".
Altro aspetto importante è quello relativo ai pagamenti che, per le merci deteriorabili "deve essere effettuato entro il termine legale di trenta giorni dalla consegna o dal ritiro dei prodotti medesimi o delle relative fatture ed entro il termine di sessanta giorni per tutte le altre merci". Con gli interessi che "decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine" e sono maggiorati di due punti percentuali rispetto al cosiddetto interesse legale e con sanzioni pecuniarie che possono raggiungere i 500 mila euro.
E fare i furbi non sarà facile, visto che vigilanza e sanzioni saranno affidate all'Antitrust, che, com'è noto, sul fronte delle pratiche commerciali scorrette non fa sconti a nessuno e che potrà intervenire "d'ufficio o su segnalazione di qualunque soggetto interessato".

Un'altra certezza è che la Francia è sempre più lontana: la stessa distanza che c'è tra i 5000, più o meno, distributori di benzina presenti nella GDO in quel Paese e le poche decine che troviamo in giro per l'Italia. O come gli oltre 300 euro che risparmiano i transalpini ogni anno, rispetto agli italiani, per riempire il serbatoio dell'auto.
Da noi, infatti, sono ancora poche le Catene che si lanciano nell'impresa. Conad, alleato con il colosso Leclerc, nel 2005 aveva in progetto l'apertura di 40 distributori accanto ai propri Punti Vendita. Ne ha aperti solo cinque, soprattutto perché, sottolinea Carlo Stagnaro, Direttore Energia e Ambiente dell'Istituto Bruno Leoni: "Le resistenze dei gestori degli impianti tradizionali sono fortissime, e si traducono in interpretazioni restrittive delle norme, soprattutto a livello regionale, visto che, a livello nazionale, il settore è sostanzialmente liberalizzato". Mentre "un nostro studio che ha monitorato i prezzi nei Supermercati Conad e negli impianti circostanti nel primo semestre 2010 - prosegue Stagnaro - ha in effetti trovato conferma del fatto che, quando il gioco viene perturbato, i consumatori hanno solo da guadagnarci", visto che il risparmio arriva a 5/6 euro per un pieno.

Altra certezza, a meno di correttivi successivi, è quella relativa al fatto che con il Decreto si dice addio - e la cosa ha suscitato molta sorpresa tra i consumatori e tra gli addetti ai lavori, che hanno parlato di "vittoria della casta dei farmacisti" - alla libera vendita dei farmaci di fascia "C" (a totale carico del cittadino-paziente) fuori dalle farmacie, che avrebbero dovuto rinunciare - si calcola - a circa tre miliardi di euro l'anno: "Ragioni di carattere tecnico-ha spiegato il Ministro della Salute, Renato Balduzzi - ci hanno sconsigliato di seguire la strada".
Graziella Mazzotti, Business Manager di Coop Salute, invece, dice: "La volontà del Governo è indirizzata a promuovere la competizione, ridurre le barriere, aprire il mercato per produrre un aumento della produttività soprattutto dei servizi, dell'occupazione e una riduzione dei prezzi creando vantaggi per i consumatori. Se complessivamente le misure adottate vanno in quella direzione, occorre sottolineare che nel caso dei farmaci, in realtà quasi nessuno di quegli obiettivi diventa realizzabile."
Nel caso dei farmaci `A' e `C', spiega Graziella Mazzotti, "la domanda non dipende dai prezzi, ma dal tasso di malattia e dalla prescrizione medica, quindi aumentare il numero delle farmacie significa solo aumentare il numero degli attori che si spartiscono la domanda. L'effetto sarà che diminuirà in modo consistente il fatturato di ogni farmacia del 20%25%, che nessun farmacista avrà il minimo interesse a praticare sconti perché avrà in ogni caso un bacino di utenti stabile e comunque i titolari di farmacia si muovono come quel monopolio che di fatto sono: monopolio di una categoria e non di singoli, ma l'effetto è identico". Secondo Vincenzo Santaniello, Direttore Sviluppo Business & Innovazione di Coop: "L'aumento delle Farmacie (di questo si tratta e non di liberalizzazione) significa la chiusura fisica di un numero consistente di Parafarmacie e costituisce anche un indebolimento dei Corner Salute per la Grande Distribuzione. Quindi si penalizzano gli unici attori che dal 2006 hanno operato e praticato una reale diminuzione dei prezzi, creato occupazione, dato un servizio sicuro ai propri clienti e senza creare contraccolpi drammatici sul fatturato delle Farmacie".
E Coop snocciola i dati: "GDO e Parafarmacie hanno una quota del 7.5 % di Otc-Sop (farmaci da banco e per i quali non c'è obbligo di ricetta; ndr), che costituiscono il 7% del fatturato di una Farmacia.
L'unica misura che può consentire una riduzione dei prezzi anche sui farmaci 'C' è la possibilità di vendita da parte di questi nuovi canali, che hanno dimostrato di saper cogliere le opportunità legislative. I nostri Corner sono 104. Complessivamente la Grande Distribuzione ha operato una riduzione dei prezzi degli Otcl Sop intorno al 25% e le Parafarmacie intorno al 10% e prodotto un effetto competitivo sulle Farmacie, che sono state costrette a delle riduzioni di prezzo, selettive, ma che ci sono state".
Coop, conclude Graziella Mazzotti, "ha sviluppato due prodotti col proprio marchio che vende ad un prezzo 3 volte inferiore all'analogo di marca venduto in Farmacia: è solo un segnale di come sarebbe possibile, anche in Italia, operare una drastica riduzione strutturale dei prezzi, frutto dell'efficienza della filiera.
Questa stessa esperienza sarebbe possibile estenderla anche ai principi attivi della classe `C', se solo ce ne fosse data la possibilità di vendita: i benefici sarebbero pari a circa 250 milioni di euro, che qualcuno continuerà ad intascare. Peccato che non siano i consumatori".

Da Beverage&Grocery, 24 febbraio 2012
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