Le tasse si mangiano le merendine
Cosa è cibo spazzatura e perché tassarlo?
Futuro incerto per gli snack, "droghe" per i bambini (e spesso anche per gli adulti) ma stavolta le mamme salutiste non c'entrano nulla. È il ministero della Salute che sta ragionando se far calare su merendine, patatine (fritte), bibite e via dicendo, l'ombra di una nuova tassa di scopo.
Un balzello sul cosiddetto junk food, ovvero il cibo spazzatura, ricco di grassi e poco proteico. I proventi, si dice, potrebbero essere destinati alla costruzione di nuove strutture sanitarie, dunque al sistema sanitario nazionale. E ai più maligni, che traducono l'obiettivo del balzello con un semplice "fare cassa", il Ministero risponde che si tratta di una iniziativa volta a combattere l'obesità e inaugurare una nuova stagione improntata su comportamenti virtuosi dal punto di vista della salute. Guai, quindi, a chiamarla tassa.

Il ministro sulla tassa
Si tratta di una ipotesi di lavoro contenuta in una bozza preparata dal Ministero qualche tempo fa e portata alla Conferenza delle Regioni, dove si discuteva del nuovo Patto per la Salute. Ma il documento, che doveva rimanere riservatissimo, è saltato fuori. «Si tratta di una ipotesi che sta sul tavolo della discussione tra molte altre idee», specifica il ministro Balduzzi, che parla di «proposta che serve per migliorare la qualità dell'alimentazione e gli stili di vita».

Francia e Danimarca
In Francia dal primo gennaio 2012 è entrata in vigore la "taxe soda" (tassa sulle bevande gasate), che dovrebbe portare 280 milioni di euro nelle casse dello Stato, da utilizzare per ridurre il costo del lavoro di raccolta in agricoltura e sostenere frutta e verdura. Ma prima di Parigi ci ha pensato Copenaghen, introducendo una tassa sul cibo spazzatura ricco di grassi saturi come merendine, patatine e snack, con un aumento di 16 corone: 2,15 euro, al chilo.

Agricoltura e industria

In Italia l'ipotesi preoccupa il mondo dell'agricoltura e quello dell'industria. Secondo Coldiretti (a cui l'idea piace), la tassa sul junk food trova il consenso di più di otto italiani su dieci a patto che le risorse siano destinate al sostegno dei cibi genuini del territorio. Mentre l'industria alimentare parla di «effetto boomerang» e «decisione sbagliata», che rischia di alzare i prezzi dei prodotti tassati a danno delle classi meno abbienti.

Mediazione del ministero
Fonti del ministero fanno comunque osservare che «qualora si decida di prendere in considerazione questa possibilità, saranno portati avanti tutti gli approfondimenti». Nulla sarebbe quindi deciso, neppure se procedere su quella strada oppure no, perché, sottolineano dal dicastero, «quella della tassa sul junk food è una ipotesi da studiare attentamente».

Domande senza risposta
Anche perché c'è da chiarire un punto: in base a quali principi decidere cosa è cibo spazzatura, quindi dannoso, e cosa no. In base alla concentrazione di grassi saturi in un elemento, come succede in Danimarca o attraverso altre vie?
«Qualsiasi definizione di cibo-spazzatura rischia di diventare opinabile: dove si traccia la linea?», si chiede il direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi, secondo cui il decisore pubblico rischia di mettersi in un gran ginepraio.

Il Bruno Leoni dice «No».
Soprattutto, secondo Mingardi, a monte c'è una fondamentale questione di libertà: «Se gli individui non sono più considerati liberi di scegliere la dieta che più gli aggrada, a che cosa si riducono libertà e responsabilità individuali?». Non esistono, continua il direttore generale dell'Ibl, tasse su una particolare categoria di beni o servizi, anzi, «ogni tassa colpisce sempre necessariamente persone in carne e ossa, in questo caso i consumatori, con il pretesto di orientarne i comportamenti a tavola». È un ruolo legittimo per lo Stato?, chiede Mingardi.

Da L'Unione Sarda, 16 febbraio 2012
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