Il cittadino deve essere informato
Nessuno ha cognizione di quanto costi ogni prestazione richiesta alla collettività
Non ha trovato molte condivisioni la decisione della Regione Lombardia di obbligare medici e ospedali a esporre nei referti, nelle lettere di dimissione e in ogni tipo di comunicazione ai pazienti il prezzo sostenuto dalle casse pubbliche per ciascuna prestazione. Per ogni esame, per ogni visita, per ogni ricovero, il malato verrà a conoscere quanto la mano pubblica sborsi. È verissimo che il cittadino paga già le tasse per essere curato dal servizio sanitario nazionale, come è stato fatto osservare da un responsabile dell’Ordine dei medici. È però altrettanto vero che nessuno ha una diretta cognizione di quanto costi ogni prestazione da lui richiesta alla collettività. Basterebbe, del resto, verificare i prezzi delle medicine che “passa la mutua” per rendersi conto del carico della spesa farmaceutica. Similmente, la spesa ospedaliera potrebbe essere così conosciuta da chi venga ricoverato. Si tratterebbe, insomma, di aprire un piccolo spiraglio sui costi della sanità prestata a tutti.
In tal modo ci si renderebbe (forse) conto di una verità che viene taciuta: il sistema è insostenibile. Quando, nel 1978, si decise, vigente il compromesso storico, d’istituire il servizio sanitario nazionale, con asserita gratuità di prestazioni per il cittadino, la riforma fu salutata come una conquista storica. L’ha di recente citata Giorgio Napolitano, nella rimpatriata partenopea con gli antichi compagni di fede politica, quando ha ricordato che, in cambio della “stabilità salariale” richiesta agli operai, si ottenne la “grande” riforma sanitaria, approvata con i voti della Dc e del Pci. Per esoso che sia il fisco italico, è palese che il sistema non regge. Infatti, bisogna ogni anno correggerlo, per “tagliare gli sprechi”. L’impalcatura, tuttavia, resta e la spesa sale.
Bene sarebbe quindi averne contezza, sia pur parziale, vedendo quanto ciascuno pesi sul sistema sanitario per le proprie necessità. E per documentare, invece, i prelievi, bene sarebbe se non ci fosse il sostituto d’imposta, ma ciascuno di noi ricevesse quanto gli spetta al lordo di contributi previdenziali e d'imposte. Inutile fu una proposta referendaria al riguardo, perché venne bocciata dalla Corte costituzionale.
Se ciascuno si rendesse conto di quanto della propria ricchezza gli sia sottratto dalla mano pubblica, e insieme si rendesse conto di quanto incidano le spese, forse propenderebbe per un sistema meno socialista di quello attuale, e più libero, oltre che più liberale. Un sistema nel quale vi fosse spazio per le assicurazioni private, per la concorrenza, per la libera scelta e la libera decisione del cittadino. Allora, altro che “grandi riforme” magnificate dal capo dello Stato! Aprendo gli occhi, si vedrebbe il baratro della crescente tassazione e della crescente spesa, con una rincorsa che nessuno, governo di destra, governo di sinistra, governo tecnico, non riesce mai a fermare (probabilmente perché non lo vuole nemmeno).

Da Italia Oggi, 6 gennaio 2012
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