Liberalizzazioni, vincono le lobby
Carlo Stagnaro: "E' la classica non-scelta. E lascia poco spazio all'ottimismo"
In fondo non ci è voluto molto. E' bastato cancellare poche frasi o aggiungere qualche riga giusto lì dove serviva per disinnescare le liberalizzazioni del decreto "Salva Italia". Chi pensava che il trio Mario Monti - Antonio Catricalà - Corrado Passera si sarebbe abbattuto come una furia su corporazioni e rendite di posizione sbagliava di grosso. Quello che doveva essere un colpo di scure si è rivelato un buffetto.
"Mi sono preso un'arrabbiatura pazzesca, ma non finisce qui" ha tuonato il superministro Passera a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Il bello, però, è che alcune liberalizzazioni potrebbero non cominciare mai. Un esempio su tutti: gli esercizi commerciali. Approvati i principi toccherà alle Regioni tradurli in realtà. "Abbiamo già visto cos'è successo con la lenzuolata dell'allora ministro Pierluigi Bersani", spiega Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni, "quando le Regioni hanno introdotto tutta una serie di vincoli urbanistici e altre trovate pur di svuotare le liberalizzazioni. Per non parlare degli ordini professionali, ai quali il governo chiede una auto-riforma. E' la classica non-scelta. E lascia poco spazio all'ottimismo".
Andiamo a vedere, nel dettaglio, in cosa consiste il pacchetto liberalizzazioni approvato a fine 2011. Il confronto tra la bozza presentata dall'Esecutivo e il testo approvato dopo gli emendamenti in aula è a tratti impietoso.

Ordini professionali
Tutto parte dalla legge di stabilità della scorsa estate, che ha affidato la riforma degli ordini agli ordini stessi. I nuovi regolamenti dovranno diventare realtà entro agosto 2012 e attenersi ad alcuni principi, tra i quali:

- libero accesso alla professione (unica eccezione nel caso di imprecisate ragioni di "interesse pubblico");
- libertà di pubblicizzare i propri servizi;
- tirocinio pagato e mai più lungo di tre anni;
- compenso pattuito per iscritto al momento dell'incarico.

La differenza tra la bozza iniziale e il testo approvato è sostanziale. Se il testo originale, di fatto, aboliva gli ordini facendo tabula rasa di tutte le leggi che li hanno istituiti, la legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale farà decadere solo quelle singole norme in contrasto con il nuovo regolamento. Chi non si adeguerà entro agosto 2012 vedrà comunque abrogate tutte le norme in contrasto con i principi fissati della legge attuale.

Farmacie
In questo ambito, il decreto Salva Italia ha fatto due grossi passi indietro e uno piccolo in avanti rispetto alle intenzioni bellicose di Monti e Passera. Tra la bozza e il testo approvato ci sono molte differenze:

- I farmaci con obbligo di ricetta si continueranno a vendere esclusivamente nelle farmacie;
- Supermercati e parafarmacie potranno vendere i farmaci di fascia C non rimborsabili, ma solo quelli senza obbligo di ricetta.
- La liberalizzazione che aveva in mente il governo era più ampia, visto che permetteva a supermercati e parafarmacie di vendere tutti i medicinali di fascia C, senza far differenza tra quelli soggetti e non soggetti all'obbligo di ricetta;
- L'apertura si applica solo a farmacie e supermercati nei comuni al di sopra dei 12.500 abitanti. Nella bozza il raggio era più ristretto, visto che considerava solo i centri dai 15.000 abitanti in su. Il piccolo passo avanti è proprio questo;
- Entro 120 giorni dall'approvazione del decreto il ministero della Salute dovrà aggiornare la lista dei farmaci con obbligo di ricetta che non potranno essere liberalizzati. Un comma che nella prima versione non c'era. Si potranno vendere medicinali scontati;
- Le farmacie potranno scontare anche quelli con l'obbligo di ricetta medica.

Il fatto che il Parlamento abbia scelto di delegare al ministero (su parere dell'Aifa) la lista dei farmaci liberamente vendibili è visto da alcuni come un escamotage per limitare ancora di più l'effetto liberalizzatore. Il rischio, infatti, è che la lista dei farmaci vendibili ovunque si restringa ancora di più. Secondo Altroconsumo e Codacons la mancata liberalizzazione delle medicine manderà in fumo un risparmio di 500 milioni l'anno. Federdistribuzione è più cauta e parla di 250 milioni. Una cosa è certa: se il decreto non fosse stato depotenziato in Parlamento, i consumatori ne avrebbero beneficiato.

Da L'Espresso, 2 gennaio 2012
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