Rossi: "Una bestialità modificare quella riforma Così abbiamo buttato soldi"
Non siamo più in grado di mantenere in vita alcune forme di generosità mantenute per decenni
In tutta questa vicenda credo che l'Europa c'entri poco o nulla», esordisce l'economista Nicola Rossi, senatore uscito dal Pd per approdare al gruppo misto.

È stata l'Europa però a chiedere un intervento sulle pensioni...
«Il problema è che non siamo più in grado di mantenere in vita alcune forme di generosità mantenute per decenni. Una persona che inizia a lavorare a 20 anni e va in pensione a 60, si paga la pensione fino a 76-77 anni. Siccome la speranza di vita media è più alta, 5-6 anni sono regalati dalla collettività. Potevamo forse permettercelo in altre fasi, quando il Paese cresceva molto, ora no. Non possiamo più permettercelo».

Quindi cos'è la prima cosa da fare?
«Restituire unità al sistema, eliminando situazioni particolari tipo le pensioni di anzianità. Solo pensioni di vecchiaia, con un'età variabile di uscita dal lavoro: ma il range deve avere un valore centrale sufficientemente spostato in avanti, io direi da 65 a 70. E il valore centrale deve crescere via via che aumenta la speranza di vita. Non è detto ci si arrivi in una settimana, ma la gradualità deve avere una sua concretezza, non come sull'età delle pensioni femminili, spostata al 2026».

Anche su quello bisognerebbe intervenire subito...

«Le pensioni femminili andrebbero equiparate a quelle degli uomini. È doveroso però che una parte delle risorse sia investita per dotare il Paese di servizi che consentano alle donne di lavorare, uscendo dall'idea poco rispettosa del risarcimento: non ti do servizi ma ti mando in pensione prima».

Tra le ipotesi circolate c'è quella di tornare allo scalone Maroni: sarebbe una buona idea?
«No, mi pare la classica ipotesi che si cerca quando c'è una evidente difficoltà politica: non sapendo come uscirne, la maggioranza pensa di tornare a una proposta che porta il nome di un leghista... L'unica soluzione tecnicamente ragionevole mi sembra invece dichiarare conclusa una stagione».

Ma così facendo si rischia di perdere le elezioni...
«Lei dice? Io credo che se l'attuale maggioranza le perderà sarà piuttosto per la visibile incapacità di decidere. Se si parla con chiarezza al Paese, io penso possa capire».

Lo scalone Maroni venne diluito nelle quote dal centrosinistra, di cui anche lei faceva parte. È stata una scelta giusta o un errore?
«Non un errore: una bestialità, priva di senso comune. Anche politico: si poteva dire "ormai è stato fatto, basta". Invece si sono buttati soldi per ripristinare forme di generosità che già allora non potevamo permetterci. E la storia degli ultimi 15 anni, segnati da bestialità imposte al Paese dalle minoranze».

Lei lo fece presente, ma evidentemente non fu ascoltato...
«Non è stata l'unica volta ...» (ride).

Pensa che il centrosinistra riuscirebbe oggi a trovare un accordo per mettere mano alle pensioni?
«Temo proprio di no. Il centrosinistra nella configurazione di Vasto (Bersani, Vendola, Di Pietro, ndr) dubito seriamente che possa condividere una posizione su questo punto».

Quindi nessuno lo farà mai. Né il centrodestra né il centrosinistra...

«Non è detto: in qualche maniera bisognerà riuscire a liberarsi dell'ipoteca delle ali estreme per fare quello che si doveva fare già 20 anni fa».

Da La Stampa, 26 ottobre 2011
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